Gli italiani e il sesso: una storia erotica del paese di Boccaccio e D’Annunzio

È possibile scrivere una storia dell’Italia dal “buco della serratura”, cioè indagando su scandali sessuali e amori dei potenti? Certo che sì e lo ha fatto la ricercatrice Cinzia Giorgio firmando una Storia erotica d’Italia (Newton Compton, pp.336, euro 9,90) che parte dalle lussurie di Pompei e arriva fino ai giorni nostri, alle immancabili “cene eleganti” di Arcore.

Il mito del latin lover

Trovandosi in argomento, l’autrice fa il punto anche sulla resistenza del mito italiano del latin lover che, secondo Mirella Serri, ha ormai “perso smalto”. Non la pensano così gli esperti di gossip, secondo i quali ci sarebbero ancora “sciupafemmine” dediti ad emulare le gesta di Gigi Rizzi. Tornando alla storia, pare proprio le storie di letto e di amore siano connaturate al vissuto degli italiani, come dimostra del resto anche la storia della letteratura, da Boccaccio a Casanova. Il libro si sofferma anche su due figure di grandi amatori come Benito Mussolini e Gabriele D’Annunzio senza trascurare l’età romana e quella medievale, dove abbondano le “prostitute di lume”, quelle cioè che si concedono per il tempo di consumare una piccola candela (da cui l’espressione “reggere il moccolo”).

Dalle donne romane al sesso virtuale

La visione dell’autrice è complicata dall’uso della categorie del maschilismo e del bigottismo per decifrare i rapporti degli italiani con il sesso, sovrastrutture che appesantiscono un’indagine che parte dai potenti senza riuscire a divenire “storia delle mentalità”. Su una cosa però non ci sarebbero dubbi: il mito del play boy latino nasce da una leggenda, il ratto delle Sabine, ed è rafforzato dalle gesta erotiche di Giulio Cesare. Un mito che va di pari passo con la libertà sessuale delle donne romane descritta da Ovidio. Un clima destinato a trasformarsi nei secoli successivi, non solo per le proibizioni imposte dalla Chiesa ma anche perché prese il sopravvento la visione borghese della coppia inserita nello schema del matrimonio, all’interno del quale i rapporti sono leciti, confinando fuori dalle mura domestiche un privato fatto di “peccati” e licenze. Oggi c’è da chiedersi se il superamento di questa forma mentis abbia condotto a una società più libera e aperta: ma la risposta non può che partire da un altro dato segnalato nel libro, e cioè la dipendenza dal sesso virtuale. Altro che latin lover: gli italiani sono ormai diventati un popolo di “guardoni”.