Ferrara controcorrente: Salvini? Un “attacchino”. L’erede di Silvio è Renzi

Graffiante, acuto e provocatorio. Come sempre. Chiacchierando al telefono con Fabrizio Roncone, mentre è in taxi nel traffico romano, Giuliano Ferrara dà le pagelle ai principali protagonisti di questa scombinata stagione politica. E non risparmia nessuno: il primo a finire nel mirino dell’Elefantino è la star del momento, Matteo Salvini, liquidato con la definizione di “brillante attaccamanifesti». Di Angelino Alfano e Raffaele Fitto non vuole parlare, «è robetta» al cospetto della statura di Silvio Berlusconi («uno che ha battuto tutti i suoi avversari, da Occhetto a D’Alema, da Prodi a Bersani).

Il Cavaliere è l’unica giustificazione della destra

Già il Cavaliere, di cui il direttore de il Foglio conosce di altri pregi e difetti e del quale è stato consigliere. È ancora un pilastro negli equilibri dello scacchiere politico? Riuscirà a restare al timone della navicella azzurra in gran tempesta? «Berlusconi non ha mai controllato Forza Italia. Non controlla coalizioni, né governi, né partito: è la coalizione, è il governo. Una figura simile a Kim II-sung, il dittatore coreano. Poi certo, è anche un famoso megalomane che per anni è stato comunque l’unica giustificazione della destra italiana». Insomma senza Silvio sono tutti comprimari, anche il leader della Lega («Berlusconi cambia spesso le statuine del suo personale presepe»).

L’uscita dal guado

E fin qui nessuna novità rispetto al giudizio storico sull’ex premier, che all’indomani delle batosta delle regionali, Ferrara ha incalzanto con un lungo editoriale consigliandogli di uscire allo scoperto. «Restare nel guado non serve a nulla, il Cavaliere scelga o con Renzi oppure no», dice a Berlusconi confermando le sue mai nascoste simpatie per il giovane e ambizioso rottamatore che resta «il miglior prodotto berlusconiano». Oltre alla capacità di seduzione, hanno in comune lo stesso linguaggio all’insegna del “basta chiacchiere, è il momento di fare”, la stessa marcia riformista e modernizzatrice.  La tesi (già avanzata da Eugenio Scalfari con toni preoccupati e moralisteggianti) è ribadita nell’intervista al Corriere.

Berlusconi-Renzi, staffetta perfetta

Di eredi del Cav nell’area del centrodestra non ne vede, l’unico in grado di prendere il testimone del leader azzurro si chiama Renzi. «È lui il capo della nuova generazione che si riconosce nel trasversalismo inventato da Berlusconi stesso. Staffetta perfetta». Insomma in una fase di transizione come questa i due hanno bisogno l’uno dell’altro. Ed è per questo che,  secondo il direttore del Foglio, il Patto del Nazareno è tutto tranne che scricchiolante perché  «è la legittimazione della legislatura, e non per ragioni puramente aritmetiche». Provocazione o lucida analisi? Difficile dire se e quanto il Cavaliere ne farà tesoro per le prossime mosse, ma di sicuro farà storcere il naso a quanti, e non sono pochi, rimproverano a Forza Italia di aver ceduto alla normalizzazione renziana e lavorano per un bipolarismo che marchi le differenze di valori e programmi tra i due fronti avversari.