I collettivi ci riprovano a Firenze: via i crocifissi dall’università. Il rettore: «Faremo un censimento»

Non è esattamente una battaglia di avanguardia, né uno dei problemi più pressanti degli atenei italiani. Eppure i rappresentanti degli Studenti di sinistra dell’università di Firenze hanno ritenuto di rilanciare la battaglia contro i crocifissi in aula. A darne notizia è stato il Corriere fiorentino, precisando che il merito del caso non è stato ancora discusso. Il rettore Alberto Tesi, infatti, ha replicato alla mozione della lista dei collettivi ordinando un censimento dei simboli religiosi. «È stato preso atto della richiesta. Adesso, come sempre, faremo l’istruttoria», ha spiegato il rettore, rimandando al fatto che la decisione spetterà al Senato accademico. «È l’organismo preposto a esprimersi su queste cose, la decisione è collegiale, e arriverà quando i tempi saranno maturi», ha detto Tesi, che nel maggio 2013 – come ricordato dal Corriere fiorentino – fece rimuovere il crocifisso dall’Aula magna: le sue prerogative, in quel caso, gli consentirono di non passare dagli organi collegiali. Proprio la necessità di un voto in Senato accademico sarebbe, invece, alla base della strategia attendista nei confronti della campagna dei collettivi «Scrocifiggiamo l’università». Secondo quanto riferito dalla stampa locale, un voto avrebbe rischiato di spaccare l’organismo, che invece finora si è mosso per lo più all’unanimità. I collettivi hanno accolto la decisione come un successo, parlando della loro campagna come di una battaglia per la «morale dell’equidistanza» e il «rispetto reciproco». E mentre la Sinistra universitaria, che incarna l’anima più moderata della gauche giovanile fiorentina, si trincera dietro un no commet, tocca ai rappresentanti della centrista Lista aperta sottolineare la radicalità e le incoerenze di certe iniziative e i paradossi di certe risposte. «Cosa farà l’ateneo, deciderà una soglia tollerata di crocifissi? A questo punto – ha detto Anna Castelli, citata dal Corriere fiorentino – siano coerenti, abbiano il coraggio di togliere il Salomone dal simbolo dell’ateneo e cambiare denominazione alle sedi che prendono il nome dai santi. Questo – ha concluso la rappresentante degli studenti – è laicismo oscurantista che mina le fondamenta stesse della laicità universitaria».