Fusione Finanza-Carabinieri per risparmiare. Ma qual è la politica della sicurezza del governo?

Sembra proprio che questa volta si faccia sul serio. Del possibile accorpamento delle forze dell’ordine si parla da tempo senza costrutto. Siamo l’unico Paese in Europa ad avere ben cinque corpi di polizia: Carabinieri, Finanza, Polizia, Forestale e Penitenziaria. Senza contare la polizia locale e quella provinciale. Ogni centomila abitanti abbiamo 561 addetti alla sicurezza. In Spagna sono 469, in Francia 385 e in Germania 300. Secondo uno studio dell’ex sottosegretario alla Presidenza del governo Monti, Piero Giarda, ogni anno si spendono 1,7 miliardi soltanto per tenere in vita cinque diversi corpi di polizia. Uno spreco. Per taluni, comprese alcune forze sindacati della stessa polizia, la cifra sarebbe addirittura superiore. Al dato finanziario si aggiungono poi le incongruenze di alcune duplicazioni di funzioni, di aspetti riguardanti la logistica o il moltiplicarsi delle sale operative. Il tutto accompagnato da una ridotta capacità di interazione, di coordinamento e di integrazione tra le forze in campo che, a volte, rasenta il ridicolo. Ora la questione del riordino del comparto delle forze dell’ordine torna in auge. Renzi l’ha rilanciata a modo suo. Ossia con spocchia e presunzione. Cogliendo al balzo la minaccia di sciopero lanciata nei giorni scorsi da un personale sottopagato, sfruttato e spesso esposto a rischi senza ottenere adeguate protezioni da parte della sfera istituzionale e politica; un personale che si è visto, per l’ennesima volta, bloccare un minimo adeguamento contrattuale e salariale.

Il tema va trattato, invece, con prudenza e senza inutili strumentalizzazioni. Il piano del governo dovrebbe prevedere, addirittura con la Legge di Stabilità di quest’anno, un primo accorpamento tra Forestale e Penitenziaria con la Polizia. In un secondo momento si andrebbe ad una fusione dei Carabinieri con la Guardia di Finanza. Insomma, i corpi sarebbero ridotti a due, con due capi e gerarchie numericamente ridimensionate. Messa così, l’idea appare alquanto balzana. E non, evidentemente, per pur valide ragioni storiche o per una ottusa visone conservatrice. Tutt’altro. Un’operazione del genere, per la sua portata e le sue implicazione sul piano della sicurezza dei cittadini, andrebbe affrontata non solo con l’occhio rivolto al contenimento della spesa. Quando si ragiona di sicurezza bisognerebbe, innanzitutto, aver chiaro il quadro delle priorità e il tenore degli investimenti che, al di là dei tagli, vanno pur sempre messi nel conto se davvero si vuole fare una riforma in questo settore degna di tal nome. Si pensi alla dotazione di mezzi, di tecnologie e di processi di modernizzazione assolutamente indispensabili. Si pensi al livello di differenziazione delle competenze e dei ruoli che pur esistono tra le varie forze, ai risultati importanti raggiunti dai nuclei tributari delle Fiamme Gialle oppure alla lotta ai reati ambientali perseguita con indubbio successo dal personale specializzato della Forestale. Si pensi, infine, a tutti quei servizi il cui grado di insostituibilità è elevato. Disperderli o annacquarli in una diversa organizzazione rischia di generare soltanto confusione. Ne risentirebbe, appunto, il livello di sicurezza del nostro Paese. Una cosa è razionalizzare la spesa per eliminare ridondanze , duplicazioni e cattive gestioni. Altro è riformare per il semplice gusto di riformare. Con la sicurezza dei cittadini non si scherza.