Elezioni in Brasile, la sfida tra Dilma e Marina viziata dalla “propaganda di regime”

Quasi 143 milioni di brasiliani sono chiamati alle urne per eleggere il presidente della Repubblica e i deputati ai parlamenti federale e dei vari stati che compongono il paese. I risultati, grazie al voto elettronico in uso in Brasile, si conosceranno subito. Ad ogni candidato è attributo un numero univoco che l’elettore digita in una delle 57mila urne elettroniche distribuite in tutto il paese, confermando il voto dopo la comparsa sullo schermo della fotografia del candidato prescelto. In testa nei sondaggi è la presidente uscente Dilma Rousseff, accreditata del 40% dei consensi, seguita da due possibili sfidanti per il secondo turno di ballottaggio, Aecio Neves del Partito della socialdemocrazia brasiliana (Psdb), con 21% dei consensi, e da Marina Silva, la «sorpresa» di queste presidenziali, l’ambientalista candidata nel Partito socialista (24%).

Conquistato il governo del Paese nel 2002 con Lula, il Partito del Lavoratori sembra avere buone chance per assicurarsi con il secondo mandato della Rousseff altri 4 anni di gestione del potere, nonostante i numerosi scandali finanziari che hanno coinvolto alti esponenti del partito e la frenata nella crescita del Brasile che si è registrata negli ultimi due anni. I successi maggiori il governo dei Pt l’ha ottenuti nella diminuzione della povertà estrema che è calata dal 17,5 al 3,5%; nella creazione di circa 20 milioni di nuovi posti di lavoro e nel relativo aumento dei salari e delle pensioni. È cresciuto il peso internazionale del Brasile, mentre restano deficitari settori importanti della vita nazionale quali in primo luogo la sanità e l’istruzione, circostanze che hanno determinato il sorgere delle proteste popolari durante la Confederation Cup del 2013 e misura minore in occasione dei Mondiali di Calcio dello scorso luglio. Dilma che, pur non possedendo il carisma di Lula, beneficia del suo sostegno, è anche accusata di eccessivo dirigismo nella gestione delle aziende statali, prima fra tutte il colosso dell’energia Petrobras.

Si deve al Pt la mancata estradizione in Italia del pluriomicida Cesare Battisti. Nella propaganda elettorale della Roussef spicca quella medesima “stella rossa” che costituiva insieme alla falce e martello il principale logo dei vecchi partiti marxisti. Il tradizionale sfidante del Pt è il Psdb, conosciuto anche come partito Tucano. Volendo utilizzare le insufficienti terminologie in uso in Italia il Psdb può essere assimilato ad un partito di centro-destra. I suoi vertici sono costituiti dai Governatori degli stati brasiliani economicamente più ricchi e sviluppati. Politici abili e capaci che però non sono finora riusciti a spuntarla nella sfida con il Pt. Contro Lula e poi Dilma si sono alternati gli ex governatori dello Stato di San Paolo José Serra (di origine calabrese), Geraldo Alckmin e poi ancora Serra. L’odierno sfidante Aecio Neves, nipote dello statista Tancredo Neves, è anch’egli un ex Governatore, capace e stimato dai suoi concittadini, proveniente stavolta da Minas Gerais, l’altro, attiguo, Stato che con il primo compone il cuore economico del Brasile.

Era pertanto Aecio destinato a tentare di costringere al ballottaggio la corazzata Pt, per poi affrontare Dilma al secondo turno, prima dell’apparizione sulla scena elettorale dell’eccezionale personalità di Marina Silva.

Nata nel 1958 nello Stato di Acre, nella parte dell’Amazzonia brasiliana che confina con la Bolivia e il Perù, Marina proviene da una famiglia poverissima di estrattori della gomma. Cresciuta in una isolata porzione di foresta pluviale, è portata nella capitale Rio Branco a 15 anni per ragioni di salute. Qui impara a leggere e scrivere, comincia a partecipare con il gruppo di Chico Mendes alle lotte per la salvaguardia della foresta amazzonica. Mostra un’incredibile tenacia e forza di volontà che la portano al conseguimento della laurea e poi nel 1994 a diventare la più giovane senatrice del Brasile, eletta per lo Stato di Acre nelle file del PT. Nominata nel 2003 da Lula Ministro dell’Ambiente, Marina Silva sulle questioni legate alla difesa dell’Ambiente entra subito in attrito con diversi membri del governo e si scontra in particolare con la Rousseff, che è ministro delle miniere e dell’energia. Nel 2008 lascia governo e abbandona il Pt. Nel 2010 si candida alla presidenza della Repubblica con il Partito Verde ottenendo un sorprendente 20% dei consensi. Nel 2013 crea un suo partito denominato Rede Sustentabilidade che però non ottiene dal Supremo Tribunale Federale il via libera per la corsa alle presidenziale e accetta di candidarsi come vice di Eduardo Campos, del Partito Socialista Brasiliano (Psb), accredito al terzo posto con un 8-10% dei consensi. Quest’ultimo, ex governatore dello Stato nordestino del Pernambuco, molto amato dai suoi concittadini, muore in agosto per la caduta del piccolo aereo sul quale viaggiava. Marina che soltanto per un caso non è salita sul Cesna precipitato è indicata dal Psd e dai famigliari di Campus come candidata alla presidenza.

La sua entrata nella competizione a fine agosto è caratterizzata da un balzo nei sondaggi che la attribuiscono il 34%, collocandola testa a testa con Dilma, mentre Aecio con il suo 15% sarebbe fuori dal ballottaggio. Da allora la macchina propagandistica del Pt, forte dei 12 anni di governo e di una preponderante presenza televisiva comincia contro di lei un fuoco di fila che determina un suo forte calo dei consensi, permettendo un recupero delle quotazioni di Dilma e il riavvicinarsi del candidato del Tucano. Tra gli addebiti mossi a Marina preponderanti quelli sulla difesa dei valori dell’integrità della vita e del matrimonio uomo-donna che gli hanno valso anche gli aspri attacchi delle associazioni degli omosessuali. Nella notte tra domenica e lunedì sapremo se Marina riuscirà a mantenere il secondo posto conquistando il diritto di sfidare il Pt al ballottaggio.