Dopo la “tre giorni” di Roma Grillo va a spalare fango nella sua Genova

Cambia il set, ma il copione movimentista è sempre lo stesso: la tre giorni romana di insulti e slogan del Movimento Cinque Stelle al Circo Massimo si è appena conclusa, e farne un bilancio è semplice (e ripetitivo): basta ricalcare le orme dei tanti comizi di piazza e vaffa day di Beppe Grillo, aggiornando le invettive contro esecutivo, deputati e senatori della Repubblica all’alluvione di Genova e alla rinnovata volontà di revocare la scelta dell’euro. Senza tralasciare l’immancabile guerra dei numeri tra la polizia e gli organizzatori dell’evento: una battaglia in realtà combattuta più sul fronte dell’informazione – soprattutto online – che contro la questura, e più a livello intestino che esterno. Se infatti, nella notte appena trascorsa, Grillo ha sfidato i giornalisti con un tweet: «contateci», e pubblicando sul suo blog un post che recita: «Oltre 100 mila persone si sono raccolte nell’area davanti al palco centrale ma, calcolando il flusso nell’intera giornata, possiamo dire che si sono registrate in totale 500 mila presenze», poche ore prima, dal palco, nella domenica conclusiva del weekend moventista, Luigi Di Maio aveva ringraziato i «200 mila del Circo Massimo», che non sono peraltro neppure i 150.000 indicati dalle forze dell’ordine.

Bagarre di numeri a parte, comunque, almeno i punti chiave dell’Italia a cinque stelle sono stato ribaditi con chiarezza, tornando ad elencare il referendum sull’euro, la scelta di ripiegare nuovamente e in esclusiva nelle piazze lontano dai divanetti parlamentari e dai salotti delle tv, ma soprattutto il ricompattamento di militanti e “politici” attorno a Beppe Grillo e contro la «peste rossa» dei Dem.

Tutto come al solito, insomma: dopo lo show del comico genovese a Porta a Porta, e i vari militanti spediti qua e là nei vari studi di viale Mazzini e Cologno Monzese, il diktat torna ad essere quello della censura contro le partecipazioni tv. Così come, dopo il calo di consensi accusato dal leader, in disgrazia soprattutto dopo le epurazioni coatte ammantate di una presunta alloure democratico-digitale, Grillo a Roma, dall’alto di una gru, o dal pulpito di un semplice palco, ha puntato a dimostrare di aver risolto (al momento) la questione interna della leadership e di essersi ripreso il partito. Con buona pace del vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – di cui è saltata ufficialmente l’investitura “paventata” – e del deputato Alessandro Di Battista, comunque battezzati e benedetti dal leader maximo pentastellato anche dalla ribalta del Circo Massimo. «So che fine faremo io e Casaleggio: faremo gli europarlamentari con Mastella…», ha urlato infatti – tra il serio e il faceto – dal palco, proprio dopo che i due enfant prodige cinquestelle avevano terminato i loro interventi.

Niente spazio per i giovani rampanti movimentisti, insomma, e soliti cavalli di battaglia: è questa l’eredità politica della festa del M5S al Circo massimo che, tra spirito da sagra e ambizioni da convention. Tra slogan triti e ritriti e terminologia da ancien régime, ha ribadito nuovamente la strada a senso unico inboccata dal movimento grillino: l’austera chiusura del dialogo con il governo di Matteo Renzi o, come l’ex comico preferisce chiamare il mondo istituzionale, con «il sistema», secondo Grillo notoriamente guidato dai «massoni». Un sistema capitanato dal Pd, definito dal fondatore pentastellato «una peste rossa che sta sommergendo l’Italia». Un termine utilizzato non a caso, che nella scaletta dell’intervento a braccio permette al mattatore ligure di introdurre il caso della sua Genova, letteralmente sommersa dal fango. Con tutto l’ovvio corollario di accuse, recriminazioni e richieste, da quella che ha invocato le dimissioni del sindaco Marco Doria, all’annuncio della trasferta – prevista per domani – nel capoluogo ligure: «Andremo tutti a spalare – ha concluso nel più classico dei suoi epiloghi Grillo – anche perché i nostri parlamentari sono già abituati a spalare m… in Parlamento»…