“Cittadini comuni” comprano una pagina del “Corriere” per lodare Renzi. Ma le tracce portano ai poteri forti…

Chissà cosa ne pensa il direttore del Corriere, Ferruccio de Bortoli, della inserzione a pagamento fatta sul quotidiano di via Solferino da 108  cittadini per affermare a caratteri cubitali :”Noi sosteniamo Matteo Renzi”? Certo, la libertà di stampa è un valore assoluto, sempre che sia esercitata con decoro, senza secondi fini e con la opportuna deontologia professionale. Forse, nel caso di specie, visto che siamo di fronte ad un’inserzione pubblicitaria a pagamento, più che di libertà di stampa o di espressione, bisognerebbe parlare di propaganda allo stato puro. Perché di questo si tratta. Per carità, nessuno vuol mietere pregiudizi sulla buona fede dei sottoscrittori. E neppure sarebbe corretto infierire aprioristicamente sulla scelta del mezzo con cui i 108 , a proprie spese, ci rendono edotti del loro giudizio (positivo) sul premier, chiamando a raccolta, in una sorta di appello-manifesto, quanti avvertono l’urgenza del momento difficile e affidano ogni speranza al “cipiglio di una volontà giovanile che non cerca sconti né per sé né per le scelte da affrontare”.

Ognuno è libero di farsi l’opinione che crede sul governo e sulla esuberanza, in verità, dal nostro punto di vista, spesso esagerata e spocchiosa, dell’ex sindaco di Firenze. Si può imbellettare Renzi e il suo governo delle più gradevoli aggettivazioni, farne una sorta di Dio in terra venuto per liberare il Tempio dai farisei, inebriarsi alla fonte di una verbosità alla continua ricerca della frase ad effetto, alla moda, di un declinare che assapori il distacco dal pedante eloquio di matusa incartapecoriti dal tempo e spenti nelle energie, e andare in sollucchero per i suoi esplosivi e ficcanti Tweet. Si  può incensare il Nostro come si vuole. Ognuno , ripetiamo, è libero di farlo. Ma di qui a  comprare una pagina sul maggiore quotidiano italiano per “rompere il muro del silenzio che ha avvolto il Presidente del Consiglio dopo i duri attacchi di questi giorni”, suvvia ci appare davvero una macroscopica corbelleria. Di più, una grossolana bugia. Perché tutto si può dire, scrivere, pubblicare, ma dire che Renzi e la sua “opera magna” siano oscurate, avvolte nella nebbia, con tanto deliberato desiderio da parte della stampa, della tv e del circuito mediale che ormai naviga senza limiti e vincoli di sorta nella vastità dell’etere, è proprio un rovesciamento della verità.

A rovesciare la verità, tra quei 108 che hanno il merito di aver messo la firma in calce all’appello-manifesto, non sono proprio cittadini  comuni, come pure si vorrebbe far credere.  Ci sono finanzieri , manager,  imprenditori, e persino aristocratici. Fra i primi c’è Alberto Milla, nome importante della finanza milanese, ultraottantenne e fiorentino di nascita. Fondatore della banca Euromobiliare, ai tempi di Carlo De Benedetti, ne è l’attuale vicepresidente. In più, è alla testa di Equita Sim,  società di intermediazione tra le più accreditate in Piazza affari. Al mondo della finanza appartiene anche Anna Cristina du Chene de Vere, vicepresidente di Publitransport, società leader nella pubblicità. E poi spuntano i nomi di Antonio Perricone, e qui non si sa se è il Perricone ad di Amber Capital dove c’è pure Carlo De Benedetti oppure il Perricone oggi alla presidenza della Ntv, la creatura ferroviaria lanciata da Montezemolo, Della Valle e Intesa che naviga, come sappiamo, in acque agitate. L’elenco si arricchisce di altri nomi altisonanti: dalla Pecori Giraldi,  anche lei fiorentina,  in Italia rappresenta la grande società di aste Christie’s, a Federico Schlesinger, topo manager di Intesa Sanpaolo. Ci fermiamo qui. Non vorremmo annoiare i lettori facendo le pulci ad un così nobile elenco. Desta, però qualche sospetto che a muoversi con tanta solerzia e profondità di pensiero sia uno spaccato di quei “poteri forti” che non smettono di corteggiare il giovin signore di palazzo Chigi. È lecito chiedersi il perché di tanto sperticato amore, mentre non si avverte neppure un battito di farfalla che allontani l’Italia dalla crisi?