Alfano si scusa con tutti, ma non difende a spada tratta la Polizia

Angelino Alfano ha tirato fuori dai cassetti la sua natura democristiana e il suo equilibrismo. Riferendo in Parlamento sugli scontri tra polizia e manifestanti avvenuto a Roma non si è presentato da “cuor di leone”, non ha fatto come tutti i suoi predecessori. Sia nella prima sia nella seconda Repubblica in caso di scontri i responsabili del Viminale hanno scelto una delle due strade: o l’assunzione di responsabilità con messa a disposizione dell’incarico o, nel caso in cui la Polizia di Stato ha fatto il suo dovere, la difesa a spada tratta dell’operato di agenti in divisa e funzionari.

Il ministro dell’Interno non ha voluto scontentare Matteo Renzi

Alfano ha invece deciso una terza via utile a non scontentare nessuno e a coprire i problemi interni alla sinistra di Matteo Renzi. E così si è scusato con tutti, con i poliziotti coinvolti e gli agenti feriti, mettendo sullo stesso piano chi difende l’ordine pubblico e chi pur manifestando legittimamente ha cercato forzature che alzassero l’attenzione mediatica sulla manifestazione. Ed ha pure aggiunto che non saranno denunciati coloro che hanno provato a forzare le delimitazioni del corteo autorizzato.

Alfano ha avuto paura di tenere una linea di destra, no

Da un ministro dell’Interno che è anche presidente di un partito che si chiama Nuovo Centrodestra ci saremmo aspettati meno equilibrismo è più coraggio. Anziché leggere la relazioncina preparata dagli uffici Alfano doveva difendere a spada tratta l’operato della Polizia, spiegando che i manifestanti avevano forzato il blocco degli agenti, come si vede nel filmato pubblicato dal Secolo d’Italia, per violare il percorso autorizzato ed andare ad occupare la Stazione Termini. Alfano non ha fatto il suo dovere di ministro dell’Interno per paura che tenendo una linea troppo di destra si creasse qualche problema a Renzi ed emergesse l’incongruenza di chiamarsi Nuovo Centrodestra stando al governo col Partito Democratico.