Yara, Bossetti resta in carcere: per il gip c’è il rischio di reiterazione del reato

Resta in carcere Massimo Giuseppe Bossetti, il muratore bergamasco arrestato il 16 giugno scorso per l’omicidio di Yara Gambirasio. Lo ha deciso il gip di Bergamo, respingendo la richiesta di scarcerazione presentata dai suoi legali.
Nell’ordinanza con cui il gip di Bergamo, Ezia Maccora, ha respinto l’istanza di scarcerazione per Massimo Giuseppe Bossetti, si spiega, in sostanza, che per il muratore arrestato il 16 giugno per l’omicidio di Yara Gambirasio persistono i gravi indizi di colpevolezza e il pericolo di reiterazione del reato.
I legali di Massimo Bossetti, gli avvocati Claudio Salvagni e Silvia Gazzetti, avevano ripresentato tre giorni fa l’istanza di scarcerazione del loro assistito dopo che, una prima volta, il gip Ezia Maccora l’aveva dichiarata inammissibile in quanto viziata da un difetto di procedura, la mancata notificazione ai legali della controparte, come prevede una modifica introdotta nel 2013 all’articolo 299 del Codice di procedura penale. I legali di Bossetti avevano, a quel punto, due giorni di tempo per presentare eventualmente delle proprie memorie. L’atto è stato notificato così anche ai legali della parte offesa, ovvero della famiglia Gambirasio ma il gip ha, comunque, respinto la scarcerazione.
Proprio tre giorni fa si era manifestato un contrasto fra accusa e difesa allorché dai tabulati telefonici erano emersi elementi che per l’accusa costituiscono seri indizi contro Massimo Bossetti, in carcere ormai da tre mesi per l’omicidio di Yara Gambirasio e che, che, invece, nella lettura della difesa, sarebbero una sostanziale conferma del racconto del muratore di come abbia trascorso il pomeriggio del 26 novembre del 2010, quando Yara sparì dalla palestra di Brembate di Sopra per poi essere trovata uccisa tre mesi dopo, a causa di colpi d’arma da taglio e per il freddo, in quel campo di Chignolo d’Isola.
I tabulati esaminati dagli investigatori dello Sco e dai carabinieri del Ris dimostrerebbero come l’uomo in quel pomeriggio non fosse al cantiere di Palazzago in cui lavorava in quel periodo. E che talvolta si assentasse dal lavoro lo dicono anche dei suoi colleghi. Per Claudio Salvagni, uno dei suoi legali, i tabulati però costituirebbero una “conferma” della versione di Bossetti resa lo scorso agosto durante il secondo interrogatorio col pm Letizia Ruggeri: «Se davvero i tabulati dovessero dimostrare che Bossetti quel pomeriggio non era al cantiere, dove era stato in mattinata, ma altrove – commenta Salvagni che è ancora in attesa dei risultati delle analisi – il suo racconto sarebbe ancor più confermato».
Il muratore bergamasco davanti al pm aveva raccontato di essere stato a lavorare nel cantiere di Palazzago in mattinata, di aver fatto quindi controllare il furgone da un meccanico, di essere stato da un falegname, dal suo commercialista e infine di essere tornato a casa. Un percorso che prevedeva il passaggio davanti alla palestra di Brembate di Sopra.
Anche le analisi degli investigatori sulle immagini delle telecamere di sorveglianza che, nel pomeriggio del 26 novembre del 2010, ritraggono in zona un furgone simile a quello di Bossetti servono a ricostruire i vari passaggi: è ancora quella fascia catarinfrangente che si trova anche sul Fiat Daily di Bossetti ad attirare l’attenzione.