Un gioco da tavolo per non dimenticare le storture e le torture del comunismo

A volte basta un gioco per non dimenticare. Basta un dado, le caselle con i numeri, le pedine che vanno avanti e indietro, un bel gruzzolo di fiches per rileggere pagine di storia, per capire che certe ferite – nonostante siano passati anni – restano aperte, fanno riaffiorare ricordi. E nei ricordi – magari di fronte a pedine con le immagini caricaturali di personaggi tristemente noti – si riaccende anche il dramma di chi ha vissuto il comunismo, le sue storture e le sue torture, il sangue e i diktat. Forse è proprio questa la ragione per cui in Germania sta per tornare alla ribalta Burokratopoli, un gioco da tavolo nato negli anni Ottanta dalle menti degli oppositori del regime della Repubblica democratica (Ddr) per raccontare le ingiustizie – violente sia sul piano fisico sia su quello morale – che doveva affrontare chiunque vivesse sotto il regime rosso. Pensato sulla falsariga del ben più noto (e capitalista) Monopoli, Burokratopoli non si basa sull’arricchimento a tutti i costi, ma sui meccanismi di potere. Scopo del gioco è riuscire a fare carriera nel partito, costi quel che costi. La nuova edizione è stata preparata dal museo berlinese sulla Ddr, che così intende offrire agli studenti uno strumento inusuale, e si spera divertente, per conoscere la storia recente del loro Paese. Una storia che qualcuno, in modo ostinato, cerca ancora di cambiare. Non a caso, proprio in questi giorni, il capogruppo del partito della sinistra radicale Gregor Gysi ha dichiarato che la Germania dell’Est non era un Paese senza stato di diritto. Anzi, a suo dire «l’Unione sovietica aveva diritto a fondare la Ddr». In quel modo. Con quei drammi, con quelle sofferenze. Soffocando qualsiasi libertà.