Sull’articolo 18 invece si spacca il Pd. Bersani: Renzi chiarisca in Parlamento

I temi del lavoro e dell’articolo 18 continuano ad agitare le acque in seno al Pd. Dopo la riunione della segreteria convocata in prima mattinata per assegnare le deleghe alla squadra di otto donne e sette uomini, che si affiancano ai due vicesegretari Lorenzo Guerini e Debora Serracchiani, il premier Matteo Renzi ha dovuto incassare una nuova serie di critiche da parte del partito. La cena voluta da Massimo D’Alema, lunedì sera, con numerosi esponenti della minoranza del Pd aveva fatto da preludio. Il segretario-premier viene , in sostanza, accusato di essere un “bugiardo” e uno che “non mantiene gli impegni presi”. Nel mirino dei dissidenti c’è soprattutto la norma modificata del Jobs act che ha introdotto il contratto indeterminato a tutele crescenti, ossia un meccanismo che, se non cancella l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, modifica i rapporti di lavoro futuri e semina incertezze circa l’assetto definitivo della materia, dal momento che la legge delega affida al governo ogni decisione. Se pure Camera e Senato dovranno pronunciarsi con un parere, è evidente che il Parlamento sulla questione rischia di essere esautorato.  Dopo le critiche di Orfini e Fassina, è stata la volta dell’ex segretario Bersani, il quale non ha risparmiato parole dure nei confronti di Renzi. La sinistra del partito, che allo stato ha anche la maggioranza dei gruppi parlamentari, ha annunciato una opposizione in piena regola al testo emendato dall’esecutivo.

“E’ assolutamente indispensabile – ha detto Bersani – che il governo dica al Parlamento cosa intende fare nel decreto delegato sul lavoro, perché si parla di cose serie. Io mi ritengo una persona di sinistra liberale – ha proseguito – penso che ci sia assolutamente la necessità di modernizzare le regole del lavoro dal lato dei contratti e dei servizi. Ma leggo oggi sui giornali, come attribuite al governo, delle intenzioni ai miei occhi surreali. E’ ora di poter discutere con precisione cosa intendiamo quando diciamo che bisogna superare il dualismo e l’apartheid nel mercato del lavoro, quando diciamo che bisogna estendere le tutele universalitistiche, quando diciamo che bisogna tenere nella crisi, in equilibrio i rapporti di forza tra capitale e lavoro”. Ogni riferimento a Renzi, come si nota, è chiaramente voluto.