Re Giorgio sferza le toghe. Nel giorno in cui i giudici lo costringono a deporre…

È il giorno in cui la la magistratura conferma la legittimità della richiesta di testimonianza del Capo dello Stato nell’inchiesta sulla trattativa Stato-mafia, è il giorno in cui Napolitano dirama una nota in cui dichiara, per forza di cose, di volersi sottopore all’interrogatorio “senza difficoltà”, ma è anche il giorno in cui, dopo poche ore, bacchetta pesantemente le toghe e invoca la riforma della giustizia. Coincidenze? Chissà. Ma intanto Napolitano, alla cerimonia di insediamento del nuovo Csm al Quirinale, ci è andato giù duro, da presidente dello stesso organismo: «Ci sono ormai nuove ragioni di attualità e non rinviabilità dei problemi di riforma della giustizia», ha esordito il presidente, spiegando che “questo è ormai un nodo essenziale da sciogliere per ridare competitività all’economia”.

Napolitano ha premesso che questi ultimi quattro anni sono stati “tempi difficili e delicati” per la giustizia. «Parlo di anni nei quali si sono manifestate – in relazione alla profonda crisi insorta nello sviluppo economico e sociale del Paese – nuove ragioni di attualità e non rinviabilità dei problemi di riforma della giustizia». Per il capo dello Stato quindi “l’esigenze di corretto, lineare spedito funzionamento del sistema giudiziario sono apparse e appaiono vitali al fine di dare le certezze e le garanzie di cui ha indispensabile bisogno lo sviluppo dell’attività economica e dell’occupazione, lo sviluppo – ha aggiunto – di iniziative e progetti di investimento da parte di operatori pubblici e privati, italiani e stranieri. Questo è ormai un nodo essenziale da sciogliere per ridare dinamismo e competitività all’economia italiana”.

Napolitano s’è rivolto anche al Parlamento, cui è affidato l’impegno di restituire efficienza ad una macchina giudiziaria lenta e caotica, “il cui funzionamento è largamente insoddisfacente”. Ma poi ha attaccato la politicizzazione della magistratura, con gli argomenti che in passato erano stati utilizzati anche dal centrodestra, nella riprovazione generale: «Il Csm, nella sua componente togata, non è un assemblaggio di correnti. Per cui sono dannosi estenuanti, impropri negoziati nella ricerca di compromessi e malsani bilanciamenti tra correnti». Infine qualche critica è arrivata anche sulla composizione del Csm, rispetto alla componente femminile: «Il rilievo, che vale per i membri togati quanto per i laici, vuole essere un invito ad agire a condizionamenti di ogni tipo: e anche a non cedere di fatto a pregiudizi inconcepibili, come il pregiudizio di genere». «Le donne in posizione dirigenziale e semidirigenziale sono infatti – ha aggiunto il capo dello Stato – ancora una esigua minoranza, mentre è venuta tanto crescendo la partecipazione femminile al rinnovamento della magistratura».