Il nuovo governo europeo? Una “Kommission” per la Meloni. Critica anche la Bernini

«La nuova Commissione Europea, il governo dell’Unione, viene definita la “Kommission” perché di fatto è interamente sotto il controllo tedesco. Mi chiedo che
cosa abbiano da dire quei partiti che in campagna elettorale per le europee promettevano che le cose sarebbero cambiate, che avrebbero messo fine allo strapotere della Germania in Europa. Invece hanno preso i voti degli italiani per continuare a fare i maggiordomi dei tedeschi. E i risultati sono abbastanza noti: mentre la Germania annuncia il suo record storico nelle esportazioni noi coliamo a picco». E’ quanto scrive su Facebook il presidente di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, Giorgia Meloni. Critiche anche da Forza Italia: «Ci auguriamo che la nuova Commissione Europea a guida Juncker riesca concretamente a invertire la rotta all’Europa del rigore degli ultimi anni – dichiara la senatrice Anna Maria Bernini, vicepresidente vicario a Palazzo Madama – e soprattutto ad attuare politiche serie e interventi strutturali che rimettano in moto crescita, occupazione e sviluppo. Spiace comunque registrare qualche bersaglio mancato dall’Italia: la sfumata designazione di Federica Mogherini a primo vicepresidente della Commissione stessa – incarico che la precedente lady Pesc Catherine Ashton ottenne al primo colpo – e l’esclusione dell’Italia da tutti i portafogli economici che contano, a differenza di quanto accadde nella scorsa euro-legislatura, che vide il nostro Tajani ricoprire un ruolo strategico e con attribuzioni dotate di portafoglio».
A margine dei commenti sulla nuova Commissione europea è da registrare una intervista alla “Stampa” dell’ex presidente della Commissione stessa, Manuel Barroso, secondo il quale «l’Italia è in ritardo su quasi tutti gli indicatori: accesso ai finanziamenti, ricerca e sviluppo, innovazione, interazione nel mercato unico. Mi chiedo sempre – ha proseguito Barroso, in uscita a ottobre dall’incarico – come possa un Paese che ha creatività, capacità di lavoro e gente così straordinaria, conseguire risultati così sotto il suo potenziale in molti settori? Sull’esecuzione dei fondi strutturali 2007-2013 l’Italia è al 58%, quintultima. Se la vede solo con chi è appena entrato nell’Unione, come la Croazia. È il solo Paese fondatore a trovarsi così indietro. L’Italia – ha spiegato l’ormai ex presidente della Commissione Ue – ha bisogno di un nuovo entusiasmo e una nuova energia, come l’Europa, sia chiaro. In buona misura credo lo abbia trovato». Di riforme, «Renzi ne ha varate di ambiziose e lavora con impegno. Avrà tutto il nostro supporto. In passato non è stato così». Sulla scarsità di investimenti, invece, Barroso ha osservato: «È colpa delle strutture burocratiche che si accavallano, delle complicazioni e del livello di corruzione».