Il Dragone si scopre depresso: cade l’anatema di Mao, i cinesi vanno dallo psicanalista

La Cina è più vicina? In principio fu il ping pong  ad avvicinare il Dragone all’Occidente. Oggi pare sia il lettino dello psicanalista.  Sarà lo stress, il nuovo culto del successo, il logorio della vita moderna, sta di fatto che in Cina esplode l’interesse per la psicologia e la psicoterapia: territori inesplorati negli anni del maoismo, quando pesava l’anatema ideologico pronunciato dal Grande Timoniere contro queste “decadenti pratiche borghesi”. Una legge ha tolto recentemente l’emergo ai “medici dell’anima”   Sono soprattutto le nuove generazioni a manifestare un’inedita curiosità per le nuove opportunità e frontiere che queste discipline possono aprire, nella speranza di poter risolvere problemi personali e sociali. Tutto questo era impensabile solo qualche anno fa. Da un po’ di tempo  non è raro trovare persone che decidono di rivolgersi a terapisti aggrappate al desiderio di vedere alleviati i propri problemi esistenziali. «Il popolo cinese – spiega Huang Hsuan yin, uno studioso del fenomeno del boom della psicoterapia – dopo il crollo del maoismo è alla ricerca di qualcosa di nuovo, qualche punto di riferimento a lungo termine che non sia solo materiale».  Durante una conferenza internazionale sulla psicoterapia svoltasi a Shanghai quest’estate sono comunque  state messe in evidenza le contraddizioni di fondo tra come la materia viene concepita e praticata in Occidente e le tradizioni cinesi. In particolare, si è fatto notare come, al contrario della cultura occidentale, dove le scienze psicologiche puntano di regola a costruire e rafforzare l’individuo e la sua personalità, in Cina continua a prevalere una visione orientale: che anche sul lettino dello “strizzacervelli” ambisce a superare il singolo e a sottomettere la persona al contesto sociale. Insomma, non è detto che Sigmund Freud al di la della Grande Muraglia possa alla fine rendere più simile la società cinese a quella occidentale.