«Denunciai la camorra. Ma dopo gli attentati, ho contro di me lo Stato e le banche»

«Da qualche mese non sono più in grado di fornire il mangime con regolarità ai miei capi bufalini perché i rubinetti delle banche si sono completamente chiusi», rivela Roberto Battaglia, l’imprenditore casertano che ha denunciato e fatto processare Pasquale, Carmine e Antonio Zagaria, fratelli del boss dei Casalesi Michele Zagaria. Battaglia ha ricevuto a Caiazzo, nella sua azienda di allevamento di bufale campane e di produzione della nota mozzarella, la visita dei tecnici dell’Asl di Caserta che hanno accertato lo stato di non adeguato benessere del bestiame per mancanza di regolare nutrimento.m«Mi hanno dato tempo fino a lunedì prossimo per ripristinare la regolare alimentazione» si autodenuncia l’imprenditore, che di recente ha subito l’incendio della sua auto. «È dopo l’attentato intimidatorio – afferma – che la mia banca ha chiuso totalmente i rubinetti del credito. Ci sono stati così dei ritardi nei pagamenti ai fornitori di mangimi che quindi hanno deciso di non darmi più alcun prodotto senza l’immediato saldo della fattura».
Battaglia aspetta anche da tre anni che lo Stato, attraverso il Commissariato anti-racket, gli versi il risarcimento dei danni subiti dal clan, una somma pari ad oltre mezzo milione di euro.
«Oltre a combattere contro le cosche devo continuare a combattere contro la burocrazia e la politica», dice l’imprenditore.
Circa un mese fa il Tar del Lazio gli ha ripristinato la scorta su tutto il territorio nazionale annullando «per carenza assoluta di motivazione» la decisione del ministero dell’Interno che il 23 gennaio di quest’anno aveva ridotto il dispositivo tutorio cui era sottoposto l’imprenditore per «assenza di segnali di minaccia», disponendo che si attuasse solo nel territorio della Regione Campania e non più in tutta Italia. In sentenza i giudici amministrativi hanno però esplicitamente contraddetto il Viminale ritenendo che permane il pericolo a carico di Battaglia visto che «il processo penale (a carico dei fratelli Zagaria, ndr) è ancora in corso al Tribunale di Napoli ed è appena entrato nella fase dibattimentale».