Vent’anni fa la morte di Domenico Modugno: con la sua “Volare” fece concorrenza a Mameli

Era un torrido pomeriggio d’estate, davanti ai suoi occhi che si sono chiusi per l’ultima volta c’era l’amato mare di Lampedusa e il tramonto. Domenico Modugno, mister Volare per mezzo mondo, moriva vent’anni fa: il 6 agosto del 1994, a 66 anni. Già provato da tempo nel fisico, lasciò un segno indelebile nella musica italiana, ma non solo. Portò l’Italia dove nessuno si era mai spinto fino a quel momento: Nel blu dipinto di blu, che tutti – indistintamente – hanno cominciato a chiamare Volare è diventato una sorta di inno nazionale. Uno straordinario successo internazionale, secondo solo a ‘O Sole mio, unica canzone italiana di tutti i tempi a raggiungere il primo posto nella hit parade americana, e a restarvi per tredici settimane. E pensare che “Mimmo”, secondo i voleri della famiglia, doveva fare il ragioniere.  Seguendo il suo sogno, a 19 anni, pur di scappare via da Polignano a Mare, il piccolo paese della Puglia in cui era nato, Domenico era andato a Torino a fare il gommista in una fabbrica. Quindi la partecipazione al concorso al Centro sperimentale di cinematografia, dove fu ammesso e dove vinse la borsa di studio quale migliore allievo della sezione recitazione. Nel 1951, ancora studente, prese parte al film di Eduardo De Filippo Filumena Marturano e nel ’52 a Carica eroica di De Robertis dove Modugno era un soldato siciliano che canta la “Ninna nanna” ad una bambina. È da questo film che nacque la “leggenda” di Modugno siciliano (in realtà il dialetto salentino è molto simile). Quel brano, che aveva rimediato perfino i complimenti di Frank Sinatra, fu il lasciapassare per la trasmissione radiofonica Trampolino. Il successo arriva 5 anni dopo con la vittoria al Festival di Sanremo del ’58 con Nel blu dipinto di blu. L’anno dopo bissò con Piove. Come una sorta di Re Mida, ogni brano che le sue corde vocali affrontavano si trasformava in un successo: altre due vittorie a Sanremo (nel ’62 e nel ’66), una al Festival di Napoli (nel ’64 con Tu si’ ‘na cosa grande) e la fama mondiale. Intanto diventa anche attore di cinema e teatro (memorabile il suo Rinaldo in campo al Teatro Sistina), regista, volto tv (il suo disincantato spadaccino in Scaramouche fu antesignano del Jack Sparrow di Pirati dei Caraibi), è stato un italiano che ha dato lustro alla nazione come pochi altri artisti nel dopoguerra. La sua carriera subisce una brusca interruzione quando, durante la registrazione della trasmissione “La luna nel pozzo” di Canale 5, viene colpito da un ictus. Nell’ultima parte della sua vita diventa anche politico. È il 1987, i Radicali chiedono a Modugno una testimonianza per i diritti dei malati. Lui non si tira indietro: decide di combattere anche questa battaglia e diventa uno degli uomini di punta del Partito radicale e viene eletto alla Camera dei Deputati. A chi gli chiede del passaggio dal palcoscenico al seggio in Parlamento, per l’epoca un evento inconsueto e bizzarro, risponde con una frase che rappresenta in qualche modo anche la cifra del suo agire: «Fare il cantante e fare il politico sono la stessa cosa, bisogna avere fantasia e poesia anche nella politica, si tratta sempre di spettacolo».