«L’isola che c’è». Dal 17 settembre torna Atreju. Cambiano le sigle ma la kermesse della destra under trenta resiste alle tempeste

Cambiano le sigle, si disperdono i partiti, si frammentano le coalizioni ma la festa nazionale dei giovani di destra (provenienti da percorsi diversi) nel cuore della capitale sopravvive alle bufere. Anche quest’anno, a partire dal 17 settembre, si svolgerà Atreju, il tradizionale appuntamento che di fatto inaugura la stagione politica nazionale. Per la prima volta dal 1997 la più grande kermesse giovanile nazionale si svolgerà nella suggestiva cornice dell’Isola Tiberina: il titolo della manifestazione giunta alla 16esima edizione è emblematico: L’Isola che c’è. «In un’epoca nuova della politica italiana, tra stravolgimenti continui che disegnano una mappa del tutto diversa da quella degli ultimi vent’anni – si legge nell’invito – l’isola di Atreju vuole essere un approdo sicuro da cui ripartire e nel quale confrontarsi per tracciare la rotta del futuro». Quattrocentocinquantamila visitatori, 1200 volontari, 24 mostre, 50 spettacoli, 350 dibattiti con oltre 400 relatori, più di 8 mila pagina di rassegna stampa e 2 mila servizi filmati nelle più rilevanti televisioni d’Italia e d’Europa: sono i numeri che hanno consacrato Atreju come l’evento di apertura di ogni nuova stagione politica italiana. A calcare la scena della manifestazione saranno anche quest’anno i più grandi nomi della politica, della cultura, del giornalismo e della società italiana.

Il villaggio di Atreju sarà suddiviso in zone diverse destinate a ospitare le conferenze, gli spettacoli serali, i ristoranti e gli stand culturali e sociali. Patron della manifestazione, come ogni anno, Giorgia Meloni che in una lettera aperta ha sintetizza lo spirito dell’evento rivolgendosi all’enorme platea che ha partecipato al raduno nazionale a titolo diverso. «Per quelli che hanno consumato le proprie estati facendo su e giù dal soppalco di Via della Scrofa o nelle stanze dei palazzi istituzionali, telefonando a chi già da settimane se ne stava al fresco sotto un ombrellone. Per quelli che non hanno mai mollato, anche nel fango, quando la pioggia non ci dava tregua per giorni. Per quelli che erano sempre presenti quando c’era da montare la festa, sotto il sole. O quando c’era da rimontarla di nuovo, distrutta da un temporale notturno. Per gli impertinenti che non hanno avuto paura di alzarsi in piedi per una domanda scomoda, anche se ad ascoltarla era il Presidente del Consiglio. Per chi ha vissuto sulla propria pelle il brivido della storia che cambia, quando sotto un tendone al riparo dalla pioggia Nietzsche e Marx, finalmente, si sono dati la mano. Per i curiosi che non si sono persi neanche uno dei dibattiti in programma, senza bisogno di essere “consigliati” dai ragazzi dello staff. Per quelli che hanno riso, e pensato, quando uno scherzo ben riuscito ha strappato il velo dell’ipocrisia sulla politica italiana. Per chi pianse quella notte nel ricordo di Lucio Battisti, appena scomparso. Giusto in tempo per non morire mai più…». E ancora: Per quelli che aspettavano ore fuori ai cancelli, pur di essere in prima fila, a pochi metri da Max Pezzali, Irene Grandi, gli Zero Assoluto, Max Gazzè, Edoardo Bennato, Mario Biondi, Umberto Tozzi eccetera, eccetera. Per tutti quelli che c’erano nel settembre del 1998 e per quelli che ci saranno nel settembre del 2014, Atreju c’è. «Perché – conclude la leader di Fratelli d’Italia-An  – a destra d’Italia una comunità, ancora, c’è».