“Giallo” sull’intervento Usa in Iraq: i caccia starebbero già bombardando gli islamici

In Iraq gli islamici avanzano sempre più e gli Usa decidono di intervenire. «Ho autorizzato bombardamenti aerei mirati in Iraq per colpire i terroristi e proteggere il personale americano. Ho autorizzato anche il lancio di aiuti umanitari a favore della popolazione irachena in difficoltà», ha detto il presidente Usa, Barack Obama, che ha precisato: «Bombarderemo gli jahidisti se necessario, se avanzeranno verso la città di Erbil», spiegando che gli Stati Uniti sono stati costretti ad agire per evitare un genocidio. «Non possiamo chiudere gli occhi», ha proseguito. Il presidente americano ha però ribadito che non invierà truppe americane sul territorio iracheno: «Oggi l’America interviene per aiutare le minoranze, ma non permetteremo che gli Usa siano trascinati in un’altra guerra in Iraq». «Quando le vite dei cittadini americani sono a rischio, noi agiamo. Questa è la mia responsabilità come comandante supremo», ha proseguito il presidente riferendosi al personale Usa in Iraq. «A inizio settimana un iracheno ha gridato al mondo: “nessuno viene ad aiutarci”. Ebbene, oggi l’America viene ad aiutare. Quando abbiamo le capacità uniche per aiutare a evitare un massacro, credo che gli Stati Uniti non possano chiudere un occhio. Ma – ha ribadito Obama – anche se sosteniamo gli iracheni nella loro lotta ai terroristi, le truppe americane non torneranno a combattere in Iraq».

Londra prende le distanze: il governo britannico non parteciperà a un’eventuale operazione militare degli Stati Uniti in Iraq. Lo ha annunciato una portavoce di Downing Street. «Apprezziamo l’intenzione di Washington di fornire aiuti agli iracheni che si trovano in condizioni disperate e stanno cercando di fuggire dai terroristi dell’Isis», ha detto la portavoce, «ma la Gran Bretagna non sta pianificando nessuna azione militare». Però c’è già un giallo sui raid aerei americani in Iraq. Secondo fonti curde, i primi bombardamenti sarebbero già iniziati, e New York Times e Wall Street Journal parlano di almeno due postazioni dei militanti dell’Isis colpite nel nord del Paese. Ma subito è arrivata la secca smentita del Pentagono, che ha parlato di notizie «assolutamente false», come ha detto il portavoce John Kirby. Anche fonti del governo di Baghdad hanno detto alla Cnn come tutte le operazioni aeree al momento in corso in Iraq sono condotte esclusivamente dalle forze irachene. Il New York Times, in particolare, spiega che a parlare di possibili bombardamenti Usa già in corso in Iraq è stata una tv curda di Erbil. Il Wall Street Journal riporta invece le affermazioni del ministro della Difesa curdo, Anwar Hai Othman, secondo cui operazioni militari Usa sarebbero in corso e alcuni caccia americani avrebbero colpito obiettivi degli estremisti dell’Isis nelle pianure del Sinjar, nel nord dell’Iraq, e vicino a Erbil, nella provincia di Gwai. Di raid già iniziati parla anche un portavoce della forza militare curda dei Peshmerga. Nessuna di queste notizie però è stata confermata dal Pentagono. Da parte sua, lo Stato islamico (Isis) ha affermato che continuerà la sua offensiva nel nord dell’Iraq, con una dichiarazione diffusa su vari siti jihadisti. L’Isis si è impadronito negli ultimi giorni di altre 15 cittadine e villaggi iracheni, oltre alla grande diga a nord di Mosul, sul Tigri, da cui dipende l’irrigazione nella piana di Ninive. I miliziani dell’Isis minacciano ora la regione autonoma del Kurdistan iracheno, mentre le forze curde dei Peshmerga sono rimaste da sole a cercare di fermare la loro avanzata. Dalla città curda di Dohuk, dove stanno arrivando migliaia di profughi in fuga, il capo di Stato maggiore dell’esercito iracheno, Babaker Zibari, ha lanciato un messaggio per cercare di rassicurare la popolazione, affermando che L’Isis non può avanzare oltre. Quanto ai possibili bombardamenti americani, il generale Zibari ha detto che «gli Usa si sono offerti anche in precedenza di offrire assistenza per un’offensiva congiunta contro lo Stato islamico, ma questa collaborazione non si è materializzata a causa di fattori politici». Il Vicariato di Roma in un comunicato invita a «non assistere inerti alla tragedia umanitaria che si sta consumando in alcuni Paesi», con riferimento all’Iraq, ad altre zone del Medio Oriente e all’Africa (Nigeria). «Centinaia di migliaia di cristiani, intere comunità, marchiati per la loro fede e fatti oggetto di continui attacchi da parte di gruppi terroristici vengono scacciati dalle loro case, esposti ad umiliazioni e violenze, spogliati dei loro beni, costretti all’esilio», sottolinea il Vicariato.