Alitalia, comincia una nuova stagione. Ma non ci saranno prove d’appello

Sarà di  1,758 miliardi di euro l’investimento di Etihad in Alitalia. Questa cifra dà la misura del successo conseguito dal nostreo Paese con l’accordo che salva la nostra compagnia di bandiera dal fallimento e dalla svendita e che pone concrete premesse per nuova fase. Il nuovo socio entra in Alitalia con l’idea di rilanciarla (noncerto per liquidarla), mettendo fine alla luna serie delle diseconomie e delle inefficienze che hanno portato Alitalia a diventare in pochi anni il simbolo declino nazionale. Ha in tal senso un impatto sia simbolico  sia reale la sigla dell’intesa tra Gabriele Del Torchio, e il Ceo di Etihad, James Hogan. Perché significa che, nonostante tutto, l’Italia è un Paese ancora capace di attrarre investimenti stranieri. E significa che la pressione degli interessi particolari e il potere di veto sindacale, per quanto ancora presenti in tanti anbiti dell’economia e della società dell’Italia, non sono più tali da inceppare il meccanisno della modernizzazione e dell’investimento produttivo.

Ora si tratta di tradurre le buone premesse in realizzazioni concrete. «Alitalia sarà un’azienda diversa nel futuro», promette Hogan, che utilizza anche termini inusuali nel linguaggio economico e politico italiano, affermendo di volere un acompagnia di bandiera più «sexy». Certo, non sarà un passeggiata: lo stato in cui versa Alitalia è precomatoso e troppe sono le incrostazione da superare.  Di  questo sembra consaevole lo stesso Hogan qunado afferma che  «adesso, in questa fase di transazione ci saranno scelte difficili da fare». Ma le risorse ci sono. E l’entusiasmo anche. Questa è in fondo la prima, vera bella notizia che gli italiani ricevono da molto tempo. Ma deve essere in tutti forte la consapevolezza che non ci saranno più prove d’appello. Per Alitalia. E non solo.