Vallanzasca si difende: «Mi hanno incastrato, forse perché ero a un passo dalla scarcerazione»

«Perché mi è stata fatta una cosa del genere non lo so, io so soltanto che entro Natale avrei dovuto discutere della mia liberazione condizionale e potevo tornare libero». Così Renato Vallanzasca si è rivolto al giudice che lo sta processando dopo l’arresto del 13 giugno con l’accusa di aver rubato due paia di mutande e altre cose di poco valore in un supermercato di Milano. In sostanza, Vallanzasca ha spiegato che un giovane lo avrebbe incastrato mettendo quelle cose nella sua borsa.

Dopo l’arresto per l’accusa di rapina impropria commessa nel supermercato “Esselunga” di viale Umbria, il Tribunale di Sorveglianza di Milano ha sospeso il regime di semilibertà che era stato concesso a Vallanzasca nell’autunno del 2013. Per giovedì prossimo, 10 luglio, è fissata un’udienza alla Sorveglianza e i magistrati dovranno decidere se revocare o meno la semilibertà. Oggi Vallanzasca, di fronte a telecamere e fotografi ammessi nell’aula per l’udienza del processo per direttissima (rinviato al 10 ottobre), Vallanzasca ha reso dichiarazioni spontanee spiegando cosa è successo, a suo dire, quel pomeriggio, verso le 18,45, nel supermercato e premettendo che ”io quelle cose non le ho rubate”. In sostanza poi Vallanzasca ha chiarito che ”tutti i miei sforzi” per ottenere la liberazione condizionale ”sono stati vanificati da un cretino, da un pazzo, forse un malato di malavita”. Ha raccontato, infatti, che quando era dentro il supermarket per comprare ”il salmone, l’insalata, la mortadella, gli hamburger e i cipollotti per cenare” si è avvicinato a lui un giovane che “mi chiamava zio Renato”. Il giovane, che Vallanzasca ha detto di non conoscere e che si era presentato come una sorta di suo fan che conosceva anche la ”mia ex moglie”, sempre stando alla versione dell’imputato, si sarebbe offerto di ”portarmi la borsa nera” da un punto all’altro del negozio. E solo arrivato alla cassa e fermato da un addetto alla sorveglianza Vallanzasca, che è difeso dal legale Debora Piazza, si sarebbe accorto che “quelle robe”, tra cui anche delle cesoie e del concime per piante, ”erano state messe nella mia borsa”. Per Vallanzasca, che ha detto anche che lui le mutande non le compra al supermercato e che quelle non erano della sua taglia, ”le immagini delle telecamere” di sorveglianza e ”le impronte digitali” sui ”proventi del furto” potevano essere ”la mia salvezza, ma sono state distrutte”. E ha aggiunto: «Chiedo di poter vedere Vallanzasca che ruba davanti alla telecamere e nel supermercato sotto casa sua. Se fosse vero, sarei da manicomio». Come ha chiarito l’avvocato Piazza, le cose rubate non sono state sequestrate dai carabinieri e le immagini delle telecamere non sono più disponibili. Le ”uniche due cose”, ha aggiunto, ”che mi avrebbero permesso di far quadrare i miei conti con la giustizia non ci sono più”. Nella prossima udienza, davanti al giudice Ilaria Simi De Burgis, verranno ascoltati alcuni testi citati dal pm di Milano Angelo Renna. Vallanzasca si è detto disponibile anche a sottoporsi all’ interrogatorio.