Tutto tace sui marò, ancora detenuti in India, mentre i legali incaricati del caso si arricchiscono…

Avviluppati nella maglie di un processo che sembra non cominciare mai. Intrappolati nella rete politica di un Paese che ha da poco cambiato governance. E ora persino sbeffeggiati dalla nomina di uno dei loro ex difensori indiani, promosso – per non aver risolto il caso – procuratore generale. Mentre tutto si muove intorno ai marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, lo stallo giuridico della situazione imperversa, facendo galleggiare nel nulla la vita dei due fucilieri di Marina, impaludata da oltre due anni e mezzo in India. E tutto quello che legali blasonati, inviati speciali dalla caratura internazionale e premier nostrani sono fin qui riusciti ad ottenere – a parte le vacanze premio con annesso pacchetto di ritorno forzato ai domiciliari indiani presso l’ambasciata italiana regalato da Mario Monti ai due militari – è una semplice, logica constatazione della realtà: l’incidente in cui hanno perso la vita i due pescatori del gigante asiatico non è avvenuto nelle acque territoriali indiane, e conseguentemente, dunque, il Kerala è uscito di scena, non avendo nessun diritto a investigare, processare e rivendicare nulla sui due marò. E dunque, puntando a chiudere il caso, si è ottenuto di non arrviare mai ad aprirlo processualmente davvero, rimbalzando la questione da una corte all’altra. Tutto quello che si è guadagnato, perciò, in oltre due anni di investigazioni, querelle diplomatiche, iniziative di solidarietà, strategie difensive e proclami propagandistici, è stata allora la libertà su cauzione dei due militari. Un magro piatto di lenticchie, pagato con un conto salatissimo, e a suon di dollari: cinque milioni per l’esattezza, stando a quanto riportato da Il Giornale che, alla questione delle fatture a tanti zeri liquidate agli avvocati indiani incaricati del caso marò, ha dedicato un ampio servizio. Il grosso della cifra – riporta allora il quotidiano diretto da Alessandro Sallusti – «è stato pagato dal governo Monti e Letta agli avvocati indiani». E mentre si saldano i debiti aperti dai passati esecutivi con gli studi legali di Nuova Delhi, l’attuale governo Renzi vara la nuova strategia puntando sull’arbitrato con esperti inglesi, allungando dunque la lista dei creditori al lavoro – perenne – sul caso marò. Un iter a dir poco lento: così, nel frattempo, il presidente della commissione Difesa della Camera, Elio Vito, anche a nome dei presidenti della commissioni Affari esteri e Difesa della Camera e del Senato, Fabrizio Cicchitto, Pierferdinando Casini e Nicola Latorre, ha avanzato una richiesta di incontro con il presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, e con i ministri degli Affari esteri e della Difesa, Federica Mogherini e Roberta Pinotti, in merito alla questione relativa ai due fucilieri appartenenti al Reggimento della Marina militare “Brigata San Marco”, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, in servizio effettivo – e speriamo non permanente – in India…