Parla Toti: «Al via la Consulta del centrodestra. L’obiettivo? Una Casa delle Libertà 2.0»

10 Lug 2014 15:26 - di Antonella Ambrosioni

Qualcosa si sta muovendo nell’orizzonte dei moderati. Tu chiamala se vuoi «Casa delle Libertà 2.0». Giovanni Toti non ha difficoltà a definire così quello che auspica un punto d’arrivo all’interno del centrodestra. Un punto d’arrivo su cui è ottimista, perché «coerente con il Dna delle forze politiche che ora sono sparpagliate e frastagliate, ma che hanno obiettivi comuni», sostiene l’eurodeputato e consigliere politico di Forza Italia, che durante l’iniziativa di Fratelli d’Italia-An sulle primarie di coalizione ha lanciato il progetto di «una Consulta di centrodestra con l’obiettivo di un dialogo e di una consultazione permanente sui temi e le iniziative parlamentari e territoriali». Nella sede di pazza San Lorenzo in Lucina, dove ha presentato il “tour estivo” di FI, l’eurodeputato puntualizza tempi, modalità e progetti di un cammino «che inizia da adesso».

Onorevole Toti, a sottoscrivere l’appello di FdI-An, oltre a lei, tutti i rappresentanti di questo «mondo frastagliato» erano presenti. È scoccata finalmente la “scintilla” per ricostruire il centrodestra?

Si è trattato di un piccolo passo nella storia dell’umanità… ma di un grande passo per il cammino del centrodestra… Scherzi a parte, non ci sono motivi ostativi a che si ridefinisca una federazione di forze all’interno del nostro mondo, fin da ora. È un percorso inscritto nel Dna delle forze politiche che vogliono costruire un percorso alternativo al Pd di Renzi, ma anche un cammino disegnato da importanti appuntamenti: le regionali di primavera, come tappa di medio periodo, quindi le elezioni politiche.

Il cantiere del dialogo tra le varie anime del centrodestra è ormai avviato, con l’asse FI-Lega-Fdi già a buon punto e i primi, timidi segnali di disgelo tra azzurri e alfaniani. Può bastare per programmare una Consulta permanente?

Questa Consulta servirà a distillare gli argomenti comuni sui quali coordinare l’azione parlamentare ma anche altre iniziative soprattutto a livello locale su temi che stanno a cuore ai nostri elettori. L’intenzione è delineare una federazione dei partiti di centrodestra, ognuno con la sua sensibilità e identità. Non esistono, a mio avviso, motivi di contrasto che non si possano superare, mentre al contrario sono molti i motivi di unità. Penso a un grande tema come il presidenzialismo, all’immigrazione, al fisco, arrivato al 44% con grave disagio per le famiglie. Con un patto di coalizione si può incidere.

Ci sono già appuntamenti in cantiere?

Io dialogo costantemente con Salvini, la Meloni, con La Russa e Lupi. Il confronto è nei fatti, nei nostri incontri in giro per l’Italia dove incontreremo sindaci e amministratori di tutti i partiti del centrodestra: i territori sono un prezioso contenitore di qualità e professionalità. Quando ci sono in comune obiettivi pratici e di buon governo le diverse sensibilità si attenuano e si rafforzano i principi  unitari.

Sarà un problema la diversa collocazione – di opposizione e di sostegno al governo Renzi – in questo cammino?

Non ci nascondiamo dietro a un dito: noi di FI siamo all’opposizione ma dialoghiamo con il governo sul progetto di riforma della Paese; FdI è fieramente all’opposizione, così come la Lega. Il Nuovo Centrodestra è al governo e, non lo nego, può rappresentare un problema. Ma solo in modo puramente contingente, ne solo sicuro.

Pensa che gli elettori non attendano altro?

Sono gli elettori i primi a volerci uniti e lo si vede concretamente: quando ci presentiamo uniti vinciamo, mentre in ordine spasso non centriamo gli obiettivi. Il principio ispiratore in questo cammino di confronto costante può essere quello che animò la Casa delle Libertà. O meglio, una Casa delle Libertà 2.0.

 

 

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