L’appello di Berlusconi scatena uno psicodramma nel Ncd. Alfano prende tempo: «Abbiamo mille giorni»

Già pressato dalle tensioni interne, Angelino Alfano si è ritrovato all’assemblea del Ncd in cui avrebbe dovuto sedarle definitivamente con un un nuovo problema per le mani: la lettera di Silvio Berlusconi per la riunificazione del centrodestra. Il segretario si è prodotto in un discorso da equilibrista, in bilico com’era tra la necessità di allontanare l’idea di «un ritorno a Canossa» e la consapevolezza che il suo partito non può andare avanti da solo. Soprattutto, in bilico tra le diverse posizioni della sua classe dirigente, divisa tra chi vorrebbe tenersi il più possibile distante dal Cav e chi, invece, auspica un riavvicinamento.

«Si ricostruirà un nuovo centrodestra con un processo faticoso e lungo, con la democrazia. Noi intanto iniziamo il cammino con i Popolari di Mauro, l’Udc e un pezzo di Scelta Civica», ha detto Alfano, sottolineando che «siamo alternativi alla sinistra, ma non vogliamo tornare a Canossa». Alfano, quindi, ha rivendicato la scelta di far parte del governo, sottolineando che la lettera di Berlusconi dimostra che «chi doveva capire ha capito il gesto di coraggio di quella decisione», e ha chiarito che per lui la questione «dirimente» nel rapporto con Forza Italia è la posizione sulla legge elettorale. «Se coalizione ci dovrà essere – ha detto Alfano – dobbiamo capire se verrà meno il tentativo di soffocarci in culla. Sulle preferenze vogliamo capire se Forza Italia è contraria oppure no».

Cosa farà dunque il Ncd? Per ora, valuterà. «Valutiamo il tema delle alleanze nello spazio dei mille giorni», ha detto Alfano, dandosi quindi una prospettiva di legislatura. Al segretario del Ncd serve tempo, forse non tutto quel tempo, ma del tempo. Gli serve per arrivare a una sintesi nel suo partito, che ora appare più dilaniato che mai. «Il centrodestra con Berlusconi sarebbe il miglior alleato di Renzi», ha detto Fabrizio Cicchitto, secondo il quale «è difficile allearsi con chi ti sta preparando una garrota» e se il Ncd dovesse «tornare in quell’ovile non so con quale cerchio dovremmo confrontarci». Per Roberto Formigoni, poi, «vanno bene i toni di rispetto di oggi, ma c’è un istinto di distruzione». «Nessuno si illuda di poter tornare ad antichi ostelli, perché sarà festeggiato per un giorno ma sarà condannato il giorno dopo su giornali e televisioni della famiglia», ha aggiunto l’ex governatore della Lombardia, lasciando intravedere la possibilità di una spaccatura: «Chi vuole tornare all’ovile faccia pure, ma sappia quello che sta per fare». Di contro, però, si sono fatte sentire anche le voci del fronte pro-riavvicinamento, come quella di Nunzia De Girolamo. «Bene Angelino Alfano che oggi ha chiarito, a chi sperava di trasformarci in un Ogm, che non cederemo a tentazioni da gattopardo. Siamo e resteremo nel centrodestra», ha scritto su Twitter l’ex ministro dell’Agricoltura, mentre è stato Gaetano Quagliariello, neoeletto coordinatore nazionale del partito, a sottolineare che «il Paese non può reggersi su un solo partito della nazione, come vorrebbe il Pd. I partiti della nazione devono essere almeno due».