La deflazione “morde” a tavola. Prezzi in calo dell’1,5% per i prodotti alimentari

Alla fine, batti e ribatti, la deflazione, paventata dai più, è arrivata davvero. Segno che la crisi economica continua a mordere, i redditi sono ridotti all’osso, la capacità di spesa delle famiglie continua ad essere molto bassa. L’Istat verifica la situazione e fotografa un indice dei prezzi in calo dello 0,1% nel trimestre aprile-giugno, specifocando che, nello stesso periodo, i servizi hanno realizzato un aumento dell’1%  e l’indice generale si è assestato a quota 0,4%. Ma dove arriva la “gelata” è soprattutto a tavola. Per la prima volta dall’inizio della serie storica, nel 2005, i prezzi dei prodotti alimentari non lavorati come frutta e verdura hanno fatto segnare un calo dell’1,5%, per effetto del crollo dei consumi che colpisce soprattutto le classi meno abbienti. La Coldiretti tira le somme  e parla di minore  capacità di spesa  confermata dal fatto che le persone in condizioni di povertà assoluta hanno raggiunto il record di oltre 6 milioni già nel 2013. In tale situazione più di otto italiani su dieci (81%) per non acquistare, sono arrivati a non buttare il cibo scaduto e a mangiarlo, con una percentuale aumentata del 18% dall’inizio del 2014. La spirale negativa della deflazione, conclude Coldiretti, ha portato ad un calo dei consumi di frutta e verdura di oltre il 30% rispetto agli ultimi 15 anni, per un quantitativo sceso nel 2014 ben al di sotto del chilo al giorno per famiglia. Uno stato di cose che preoccupa anche i consumatori.  Federconsumato e Adusbef quantificano in 58 miliardi (8,1%)  la diminuzione dei consumi registrata nel biennio 2012-2013. « Un allarme chiaro che –secondo le due associazioni – impone un pronto e deciso cambiamento di rotta, all’insegna del rilancio del potere di acquisto delle famiglie e della domanda interna».