Tav, Erri De Luca alla sbarra: ma lui snobba i giudici e non si presenta in udienza

C’è chi lo ricorda bene come responsabile del servizio d’ordine di Lotta Continua. E chi non ha mai dimenticato quando, giusto 5 anni fa, presentando a Napoli il libro della brigatista rossa Barbara Balzerani, pluriomicida, mai pentita né dissociata, ebbe la sfrontatezza di dire: «Le Brigate rosse? Non posso­no considerarsi un gruppo di terro­risti. Terrorista è chi mette una bomba su un treno, terroriz­zando, appunto, la gente comune». In fin dei conti non si può dire che Erri De Luca non sia coerente al suo passato.

Da esponente di primo piano della brutale organizzazione Lotta Continua, i gruppettari che hanno sulla coscienza, fra l’altro, l’omicidio del commissario Calabresi, vide i pseudointellettuali radical chic dell’epoca coccolare teneramente i ragazzi di Lc, oggi, che è considerato lui stesso un intellettuale radical chic, si sente in dovere, forse, di restituire con gli interessi quelle carezze. Ma poiché Lotta Continua non c’è più e i suoi esponenti hanno le chiappe ben piazzate sul poltrone di alto rango, Erri De Luca volge le sue tenere attenzioni altrove, a quel mondo di anarcoinsurrezionalisti figli di papà che ogni tanto, un po’ per noia, un po’ per stupidità, un po’ per spirito ribelle, si fanno le passeggiate verso Chiomonte e dintorni per giocare ai ragazzi della via Pal e prendere a pietrate operai, tecnici e poliziotti che li difendono dagli assalti dei no Tav. Nei mesi scorsi lo scrittore-poeta che fa tremare le vene dei polsi alle damazze ingioiellate dei salotti e delle terrazze romane radical chic aveva avuto la bella idea di invitare i nipotini di Lotta Continua a finire l’opera di contestazione permanente che lui aveva iniziato tanti anni fa. E, tanto per iniziare, a dare l’assalto al cantiere Tav e a tagliare le reti di protezione. Morale: denunciato per istigazione a delinquere. Ieri a Torino si è aperta (e subito richiusa) l’udienza che lo vede imputato, accusato di essere fra i cattivi maestri che si divertono a gettare benzina su un clima già incandescente qual’è quello del movimento No Tav.
Naturalmente dall’alto della sua cultura, Erri De Luca s’è ben guardato dal presentarsi davanti ai magistrati. Forse dall’alto della sua prosa e della sua poesia ritiene di non doversi curare degli altri. Fuori dal palazzo di giustizia di Torino la solita cagnara, un presidio di una trentina di attivisti No-Tav che, come nelle migliori scemeggiate radical chic, leggono a voce alta brani tratti dai libri di De Luca. Un teatrino, insomma, come se ne sono visti tanti quando di mezzo ci sono i sedicenti intellettuali di sinistra.
In verità l’udienza disertata da Erri De Luca, accusato di istigazione a delinquere nell’ambito della protesta contro la Tav, è durata pochi minuti ed è stata aggiornata a lunedì prossimo visto che il gip si è riservato la decisione sulla richiesta di rinvio a giudizio dell’agitatore. A De Luca, sostengono i suoi legali, «si contesta il reato di opinione. La manifestazione del libero pensiero non deve essere processata, non può essere in pericolo: altrimenti neghiamo la democrazia». Secondo gli avvocati, nell’intervista per cui è accusato di istigazione e a delinquere, De Luca «si riferiva ad episodi del passato». Argomenti deboli e imbarazzanti nella loro palese debolezza per uno come Erri De Luca che è abituato a giocarci con le parole estreme. Memorabile quando, intervistato dal Corriere, lo scrittore-icona della sinistra al caviale argomentò sul sequestro Moro e l’assassinio dei ragazzi di scorta: Non si è trattato dell’assassinio di persone indifese, ha contrattaccato De Luca, giacché la scorta era compo­sta di uomini armati.Per Alberto Mittone, avvocato della Ltf (Lyon Turin Ferroviaire), le cose stanno in modo un po’ diverso: «c’è un filo rosso che lega passato e presente: quando de Luca parla di violenza ed illegalità sa cosa vuole dire. Quando ha fatto parte dei movimenti extraparlamentari, ha usato violenza ed illegalità per raggiungere i suoi obiettivi».
Intanto ieri sono stati assolti dal gip per insufficienza di prove i due attivisti No Tav, Cristian Rivetti ed Emanuele Davì, accusati di avere partecipato all’assalto contro il cantiere di Chiomonte la sera dell’8 febbraio 2013 e di aver danneggiato un escavatore. Rivetti e Davì avevano sempre dichiarato di non essere stati presenti all’azione.
Una busta contenente un proiettile indirizzata ai titolari dell’Italcoge, una delle ditte che lavora al cantiere della Torino-Lione a Chiomonte, è stata peraltro ieri rintracciata dalla polizia in un ufficio postale della zona nord di Torino. La stessa ditta è stata vittima, in passato, di numerosi episodi di intimidazione.