La Tarantola lancia l’allarme: la Rai nel 2014 perderà 162 milioni di euro

“La Rai crea valori”. Ha esordito così la presidente della Rai, Anna Maria Tarantola davanti alla Commissione di Vigilanza presieduta dal grillino Fico e nelle sue parole è fin troppo facile scorgere il totale disappunto verso la sforbiciata di ben 150 milioni imposta all’azienda dal governo Renzi. Un vero salasso – che per effetto del mancato aumento del canone e della maggiore morosità potrebbe portare già quest’anno ad una perdita di 162 milioni – accolto da polemiche trasversali e dalla proclamazione dello sciopero poi giudicato illegittimo dal Garante per i servizi pubblici essenziali.

Davanti ai commissari, Tarantola ha rivendicato all’attuale cda (presente all’audizione) ed al lavoro del dg Gubitosi il merito di aver rimesso in pista un’azienda in “sofferenza economica, tecnologicamente ferma da anni”, da cui è uscita grazie all’adozione di un “robusto Piano industriale che affrontasse i problemi e declinasse le azioni risolutive”. È solo grazie ad esso – ha spiegato – che la Rai ha effettuato investimenti in tecnologia per “250 milioni di euro” nel biennio 2012-2013. Il risultato è la completa digitalizzazione di Tg2 e Tg3 (il Tg1 lo sarà a breve) mentre nel 2016 la Rai diventerà una “media company”.

Ma è sul fronte del rapporto con la politica che la presidente ha reso la parte più interessante della sua audizione. A cominciare proprio dagli impatti, definiti “rilevanti”, causati sui conti della concessionaria dal taglio dei 150 milioni. “Di tali impatti, con lettera a firma congiunta mia e del direttore generale abbiamo informato l’azionista”. Una lettera – ha chiarito – che “non ha alcun intento polemico”. Per fare fronte alle conseguenze del taglio “l’unica soluzione percorribile” consiste nella cessione di “una quota di minoranza di Rai Way” oltre, naturalmente, “a rivedere il piano industriale”. Ora, però, spetta alle istituzioni, soprattutto il Parlamento, l’onere di operare un “cambiamento radicale” intervenendo “sulla missione, sulla governance, sul canone”. Ma, si sa, la lingua batte dove il dente duole e l’ultimo messaggio risente ancora del taglio di fondi. Se si vuole che sia davvero “efficiente ed indipendente”, la Rai deve poter contare su “risorse finanziarie definite”.