Evviva! Bandierine! Clap clap! Selfie! È la solita Italia: prima sull’altare, poi nella polvere

Evviva! Bandierine. Evviva! Applausi. Evviva! Selfie. Evviva, evviva, evviva! Evviva il vecchio Giorgio, stanco e un po’ incupito che stavolta, la nona di fila, rimane ai piedi dell’altare della Patria. Che quegli scaloni di travertino proprio di farli anche oggi non ci pensa nemmeno. E perciò ci manda due aitanti corazzieri a piazzare la corona d’alloro. Evviva il giovane Matteo. Che esce da Palazzo Chigi rigorosamente a piedi e,  ad  uso della telecamera sempr’accesa,  saluta subito con stretta di mano e perentorio «enjoy!» (divertitevi!) una coppia anglofona che staziona col naso all’insù davanti alla colonna di Traiano. Evviva questo Matteo che percorre il Corso spedito e che si fionda verso porzioni di popolo plaudente lungo le transenne di piazza Venezia. Proprio sotto il balcone. Quel balcone. Evviva le Autorità, tutte con la maiuscola d’ordinanza. Tutte assiepate e contente. Evviva Pietro Grasso, la seconda carica, che si rizza sulle punte e allunga pure il collo perché, in quella bolgia di cravatte e sciabole, quel ragazzetto, quell’impertinente toscano che vuol pensionare lui e i suoi colleghi non l’ha ancora salutato. E che si scioglie poi in un sorriso compiaciuto appena quello gli concede una fraterna pacca sulla spalla. Evviva Laura Boldrini, signora terza carica che, noti i precedenti, deve avere in borsa amuleti ben pesanti. Con quell’aria così consapevole, così carica dei mondoproblemi che pure un sorriso non è mai tutto intero. Evviva Roberta Pinotti alla sua prima da ministro della difesa, sorridente e impettita anch’essa che magari sogna, alla prossima, di emulare la Carme Chacòn di Zapatero che passò in rassegna, col pancione, la truppa schierata. Evviva tutti lorsignori. Evviva l’Italia che si festeggia. Che la crisi l’ha seppellita nell’urna del 25 maggio. Pare. Che adesso è tutto più facile perché c’è Matteo. Che per l’appunto, ci pensa Lui. Lui che è già maiuscola, come quell’altro di prima e quell’altro ancora. Come tutti quelli che si sono proposti. Come tutti quelli che sono stati osannati. Portati in trionfo. Che la lista è lunga assai. È lunga secoli. Da Tiberio Gracco o da prima ancora. Che da queste parti, quando lo trovi uno che dice di volerti risolvere i problemi, lo fai tribuno, o re, o anche dittatore.  Oppure presidente. O leader. E infine, sempre, ma proprio sempre, se le cose non vanno per il giusto verso, lo accoltelli e lo butti al Tevere, o lo strascichi lungo via dissanguandolo, o l’ammazzi e l’impicchi a testa in giù, o lo sputtani e lo mandi in galera. Insomma sgombri il campo. E avanti il prossimo. Ecco che perciò, chissà?, forse per un attimo, un attimo solo, anche a questo avrà pensato il Matteo trionfante. Magari mentre guardava quelle fantastiche frecce, sponsorizzate da Fastweb, disegnare sulla sua testa nove solchi tricolori. Evviva.