Senato, bagarre grillina per il ddl sul voto di scambio. E Calderoli ripropone la “ghigliottina”

La location non è più quella della Camera, ma stavolta il teatro della bagarre assembleare è il Senato, dove poco fa è andato in scena praticamente un bis del copione “orchestrato” dalla Boldrini in occasione della discussione alla Camera sul provvedimento che sanciva la “svendita” di Bankitalia, demagogicamente accorpato a quello sull’abolizione della seconda rata dell’Imu. Il set è diverso, infatti, anche se speculare, ma la scena registrata dalla cronaca della giornata dibattimentale assolutamente identica. Così, quando questa mattina si è tornato ad esaminare il ddl che modifica l’art.416 ter del Codice penale, in materia di scambio politico-mafioso – (provvedimento approvato dalla Camera il 16 luglio 2013, modificato dal Senato il 28 gennaio 2014, nuovamente modificato dalla Camera il 3 aprile, e di cui la maggioranza intendeva blindare il testo nella quarta lettura odierna ) – in pochi si aspettavano le barricate e la bagarre che, poco fa, ha costretto la vicepresidente Lanzillotta a sospendere la seduta.

Prima dell’interruzione forzata, scene di scenografico dissenso grillino esternate all’annuncio del vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, di ricorrere alla cosiddetta “ghigliottina”: la decisione drastica di sospendere la discussione sul ddl contro il voto di scambio, per passare direttamente alla votazione del testo. Immediata la coreografica reazione dei grillini in Aula, riassunta – tra accuse, recriminazioni e invettive – dal «Voi non vi meritate il titolo di onorevole», gridato dai banchi dal capogruppo Santangelo, che poi ha poco originalmente ripetuto il vaticinio elettorale, (più un auspicio intimidatorio che un pronostico politico dei pentastellati ), ormai abusatissimo slogan del M5S: «Andrete tutti a casa».

Prima di congedarsi, però, l’aula del Senato ha votato a favore della cosiddetta “ghigliottina”, optando per la chiusura anticipata della discussione generale sul ddl per il voto di scambio. La richiesta di tagliare i tempi, tra gli altri, era stata firmata e sostenuta, in maniera più che bipartisan, tra gli altri dai capigruppo Luigi Zanda (Pd), Paolo Romani (FI) e Maurizio Sacconi (Ncd). Insomma, chi pensava che il Senato sarebbe diventato il ring della discussione sull’Italicum e sulla Riforma di Palazzo Madama, non aveva minimamente contemplato quanto accaduto questa mattina, quando l’Aula si è trasformata da luogo del dibattito politico in set della discordia parlamentare, dove quasi mai è buona la prima…