Mantica: l’annuncio di Renzi sul segreto di Stato? Ecco perché è una bufala. Dalle carte dei Servizi stranieri elementi utili

«Nessuno, nemmeno tra quelli più polemici che hanno inventato la teoria delle stragi di Stato, crede che da questi documenti possa uscire qualcosa di sostanziale». Alfredo Mantica, per lunghi anni parlamentare della destra, che è stato sottosegretario agli Esteri e membro della commissione d’inchiesta sul terrorismo, ha accolto in modo quanto meno tiepido l’annuncio di Matteo Renzi sulla «total disclosure», la desecretazione e il trasferimento all’Archivio di Stato sulle principali stragi italiane. «Lo stesso magistrato Felice Casson  – aggiunge Mantica – ha ricordato che sulle stragi alla magistratura non è mai stato opposto il segreto di Stato, quindi o i magistrati non sono stati capaci di trovare nulla o in questi documenti non c’è niente».

Quindi lei cosa ha pensato di fronte a quell’annuncio?

Che questa mania dell’inglese è insopportabile. Per il resto, niente. Non capisco le modalità in cui questa dichiarazione in inglese dovrebbe concretizzarsi. Attendo di conoscere cosa vuol dire in concreto.

In molti l’hanno letta come una dichiarazione sull’annullamento del segreto di Stato…

Che è una bufala gigantesca. Gli addetti ai lavori, anche persone dell’altra parte politica come Paolo Bolognesi (oggi deputato del Pd, ma prima presidente dell’associazione vittime della strage di Bologna, ndr), hanno ricordato che il segreto di Stato sulle stragi non c’è e non c’è mai stato. Quello che eventualmente si potrà fare è compulsare alcune migliaia di documenti, soprattutto dei servizi segreti e dei carabinieri, per cercare di ottenere qualche informazione in più.

Queste informazioni non serviranno in alcun modo a chiarire il contesto in cui si sono verificate quelle stragi?

Forse qualcosa in più rispetto a oggi, soprattutto – ripeto – attraverso i documenti dei carabinieri e dei servizi segreti, ma non tale da cambiare la visione che già abbiamo. La boutade sul segreto di stato è una sciocchezza clamorosa, che si può giustificare solo con la mania di cercare lo scoop per finire sui giornali.

Pensa anche lei, come ha detto il giudice Rosario Priore in un’intervista a Repubblica, che bisognerebbe piuttosto interessarsi ai documenti «conservati dalle intelligence estere» e che «di fronte a questo mondo di carte e documenti all’estero, mi pare ridicolo il tentativo di chi cerca di dare tutte le responsabilità delle stragi in Italia a qualche ragazzino disperato di destra o di sinistra»? 

Priore ha ragione, bisogna fare verifiche lì, primo perché i documenti sono archiviati meglio che da noi e poi perché molte cose sono passate dall’estero. Per esempio, noi abbiamo la tesi che la strage di Bologna sia stata un incidente capitato a chi trasportava materiale esplosivo militare in base a quell’accordo internazionale non scritto e non ratificato, ma approvato da Moro e Cossiga, con l’Olp. Ecco, i servizi segreti palestinesi potrebbero spiegare Bologna meglio di altri. E poi, davvero qualcuno può pensare che durante il rapimento Moro non ci fossero servizi segreti esteri in azione in Italia? Chi può pensare che con quelle basi militari i servizi americani o della Nato non siano attivi sul nostro territorio e, quindi, in qualche modo non influenzino, proteggano o osteggino movimenti a loro favorevoli o che li minacciano? È lo “stay behind” ed è la scoperta dell’acqua calda, soprattutto in un Paese come l’Italia che è sempre stata l’incrocio di Est e Ovest, Sud e Nord, con l’Africa sotto, la Jogoslavia a lato e la Svizzera, patria del dollaro e della finanza, sopra. In un luogo come Roma si scambiavano le spie i russi e gli americani e agivano abbastanza tranquillamente sia rispetto al governo sia rispetto all’opposizione. Nessuno ha mai negato che una parte del Pci prendeva i soldi dall’Urss, nemmeno Cossutta l’ha mai fatto. E nessuno crede che le stragi siano state fuori da questo contesto. Agli atti della commissione stragi c’è un documento firmato da me che si intitola “La moglie americana e l’amante libica”: noi abbiamo fatto parte della Nato e trafficato con la nostra amante libica, che ci ha consentito di fare delle cose come noi abbiamo consentito a lei di farne altre.

E allora siamo stati o no un Paese a sovranità limitata?

Lo siamo stati nel senso che c’è un trattato di pace che ci impedisce di fare alcune cose riguardo chi ha tradito la patria, perché nel complesso della Nato la situazione del nostro governo nei confronti degli Usa non era di sovranità completa e il partito di maggioranza relativa rispondeva al suo tutore, l’America, che gli garantiva la sopravvivenza. Ma va riconosciuto che, soprattutto per quanto riguarda le politiche verso il Medio Oriente, che poi vuol dire petrolio ed energia, da Mattei in poi, noi più volte abbiamo agito all’italiana, ci siamo trovati un’amante. Libica, iraniana, siriana… ancora oggi abbiamo atteggiamenti sull’Iran più teneri rispetto agli americani. E va anche riconosciuto che in modalità discutibili, andreottiane o gesuitiche, noi le nostre “amanti” le abbiamo sempre sapute gestire con un rapporto molto intenso. E non è una questione di destra o di sinistra: il primo accordo con Gheddafi lo ha fatto Moro nel 1973, per formare il personale militare; l’ultimo, quello dell’agosto 2008, è stato firmato da Berlusconi, ma era il risultato di un lungo lavoro iniziato con Dini, proseguito con D’Alema ministro degli Esteri e chiuso poi con un voto in Parlamento di Forza Italia e Pd. Devo dire, che talvolta queste nostre iniziative sono andate anche nell’interesse degli americani, perché poi avere uno che ha delle zone grigie può essere utile.

Un’ultima cosa: secondo lei è un caso che Renzi abbia nominato l’Italicus, piazza Fontana e la strage di Bologna, su cui il segreto di Stato non c’è, e non casi come il traffico d’armi tra Olp e Br o l’omicidio dei giornalisti Toni e De Palo, su cui invece c’è?

Devo farle un’altra battuta: secondo me, Renzi queste cose le ha imparate sulla settimana enigmistica. Voglio dire che non mi pare un personaggio che abbia alle spalle una conoscenza approfondita di questi temi, che abbia un’idea di una cosa o dell’altra. Rispetto alla scelta degli esempi, non lo farei così diabolicamente sottile. Poi, se mi sbaglio e lo è, chiedo scusa.