Coltivare marijuana in casa non sarà reato? È una bufala, ma a qualcuno piace dirlo

La disinformazione può fare danni e anche nell’era di internet e dei social forum la troppa informazione non è garanzia di qualità. Oggi ad esempio è passata la notizia che coltivare marijuana in casa, ovviamente a fini di consumo personale, non sarà più reato. Per i fumatori

dal pollice verde il rischio, d’ora in poi, sarà al massimo quello di incorrere in una multa. La coltivazione di queste piante, con l’approvazione del dl cosiddetto “svuota carceri”, sarà infatti depenalizzata. Tutto vero? Macché. Eppure alcuni quotidiani autorevoli – La Stampa è uno di questi- la raccontava poprio così. Per questo sull’argomento è intervenuto Maurizio Gasparri mettendo i puntini sulle “i”. «Non c’è nessuna possibilità di coltivarsi la droga sul terrazzino di casa senza incorrere in sanzioni penali. Chi lo dovesse fare va dritto in carcere». La verità è che «le norme approvate riguardano esclusivamente le violazioni commesse da istituti universitari e laboratori pubblici di ricerca che hanno ottenuto l’autorizzazione ministeriale alla coltivazione per scopi scientifici, sperimentali o didattici. Se questi istituti autorizzati non dovessero osservare le prescrizioni, non incorreranno in sanzioni penali ma solo in amministrative. Questa è la legge. Chi ha scritto cose diverse o peggio ancora, come successo a La Stampa – che siamo certi correggerà l’errore – ha fatto titoli enfatici, può indurre i cittadini in errori gravissimi». Il vicepresidente del Senato pone poi una questione rilevante sulla diffusione e la reiterazione delle mezze verità che poi finiscono per diventare verità tout- court nel frullatore mediatico. Gasparri  definisce «sconcertante che i principali giornali del Paese oggi abbiano fatto titoli sbagliati, chi sulla disoccupazione, chi sulla droga. Poi ci si chiede perché i giornali siano in crollo di vendite. Non è solo colpa di internet, ma anche della disinformazione», commenta. A tal proposito poco si parla, ad esempio, – osserva  – di tutte le persone che vanno nelle comunità terapeutiche e che, come conferma la Comunità San Patrignano, hanno iniziato consumando cannabis e poi sono passati a cocaina o eroina. Non si dice abbastanza di questa correlazione e dell’uso della cannabis come fattore di rischio per l’utilizzo di altre sostanze. Dovrebbero occuparsi di questi aspetti, piuttosto che aprire la strada sbagliata a qualsivoglia forma di penalizzazione o legalizzazione della droga», conclude Gasparri.