Cina, tre anni di carcere a un “blogger”: «Faceva cattiva pubblicità al governo»

Non si allenta la repressione in Cina: un blogger cinese accusato di aver diffuso notizie false su Internet è stato condannato a tre anni di prigione da un tribunale di Pechino. Qin Zhihui, 30 anni, impiegato di una società informatica, è la prima persona a subire una condanna penale per la sua attività di blogger dopo che il ministero della pubblica Sicurezza di Pechino, l’estate scorsa, ha annunciato la sua volontà di perseguire coloro che usano Internet per allarmare con false informazioni l’opinione pubblica. Da quando è salito al potere il nuovo gruppo dirigente guidato dal presidente e segretario del Partito Comunista Xu Jinping, poco più di un anno fa, centinaia di persone sono state arrestate a causa delle loro attività su Internet, secondo il gruppo umanitario Amnesty International. In Cina, la rete è sottoposta a un rigido controllo della censura, che blocca l’accesso del pubblico ai siti ritenuti scomodi dal governo di Pechino tra cui quelli di comunicazione sociale come Youtube, Twitter e Facebook. Secondo il tribunale Qin Zhihui avrebbe diffamato alcuni personaggi famosi della televisione e della politica «sollevando polemiche e creando problemi» a tutta la comunità degli internauti, che in Cina sono quasi 500 milioni, secondo le più recenti rilevazioni. Inoltre, Qin avrebbe diffuso la falsa notizia secondo la quale a una vittima straniera di un incidente ferroviario era stato pagato un indennizzo di quasi 30 milioni di euro, cioè molto superiore a quelli pagati alla vittime cinesi dello stesso incidente. La notizia aveva avuto una larga diffusione, suscitando commenti sdegnati di migliaia di internauti cinesi. Il giovane, sempre secondo i giudici che l’ hanno condannato, avrebbe gestito un’agenzia definita fantasiosamente dal regime di “pubbliche relazioni negative”, ricattando – sempre secondo il regime cinese – compagnie e individui con la minaccia di diffondere notizie che li avrebbero danneggiati. L’agenzia Nuova Cina riferisce che l’imputato ha ammesso la sua colpa e si è scusato, secondo una prassi consolidata nel Paese. I media cinesi affermano che in queste stesse ore un altro noto blogger, il sino-americano Charles Xue, è stato rilasciato dopo aver trascorso quasi nove mesi in prigione. Xue, 60 anni, era stato sorpreso mentre conduceva “attività licenziose”, un eufemismo usato in Cina per indicare rapporti sessuali con prostitute. Xue è un severo critico del governo di Pechino e il suo “microblog” – l’ equivalente cinese di Twitter – aveva 12 milioni di “seguaci”. Il giornale filogovernativo Global Times sostiene che Xue è stato rilasciato perché secondo le autorità «non rappresenta più un pericolo per la società». Durante la sua detenzione, il blogger è comparso in una trasmissione televisiva ammettendo la propria «colpevolezza» e dichiarandosi «pentito».