“Stile Bergoglio” un anno dopo: il Papa scalda i cuori dei fedeli. Ma i critici sono in agguato

Un Papa che arriva dritto al cuore della gente. Un pastore apprezzato per la sua attenzione agli ultimi della Terra. Un Pontefice che in agosto andrà in Corea dove la cristianità soffre, e probabilmente dirà messa al confine tra il nord e il sud del Paese asiatico. Un Papa che vuole dare trasparenza alle finanze vaticane. Infine, un Papa vicino a chi è provato da esperienze familiari dolorose – divorzi, figli contesi – e che vuole “studiare” le implicazioni delle coppie omosessuali. Ce n’è abbastanza a un anno dalla sua elezione, per commentare e descrivere questa  “rivoluzione”, come dimostra la mole di saggi che viene sfornata di continuo su Papa Francesco. Che sembra mettere in sintonia voci parecchio lontane nella stessa Chiesa: dal direttore della sala stampa vaticana padre Federico Lombardi, che rileva come abbia dato «grande impulso alla Chiesa in cammino», ai preti “ribelli” di Vienna che, inizialmente ostili, ora apprezzano gli sforzi di Bergoglio per le riforme. La Caritas di Roma evidenzia come in questi dodici mesi sia aumentato il numero dei volontari. «In un anno la Chiesa è passata dal banco degli imputati alla corale simpatia della gente, credenti e non credenti», sottolinea il direttore di Famiglia Cristiana, don Antonio Sciortino. Sono i suoi piccoli gesti quotidiani a destare, a seconda dei casi,  ammirazione, curiosità, critiche. Il suo modo di interpretare l’autorità come servizio è testimoniato dall’immagine plastica di Papa Francesco seduto in quarta fila con gli altri curali, intento agli esercizi spirituali ad Ariccia. «So sempre dove trovare il mio ausiliare Bergoglio. In ultima fila…», dice di lui il cardinale Antonio Quarracino, che ne 1992 lo volle al suo fianco.  Dopo la messa delle 7 ogni mattina a Santa Marta, il Papa lo si trova sempre in ultima fila a meditare qualche minuto prima della colazione delle 8. La mattina per lui inizia alla 4,30 con letture e preparazione delle omelie, che recita sempre a braccio. Pranzo in refettorio alle 13 e cena alle 20. A cena solo il primo piatto è servito al tavolo, il resto è a self service, per lui come per gli altri.

Il mondo intero ha «fame» di notizie sul Papa, scrive testualmente il Wall Street Journal che,  parla apertamente di “Francis-mania» che sta facendo la fortuna dei media. Nelle trasmissioni televisive, sui giornali, su ogni media, tutti vogliono sapere ogni dettaglio della vita del Pontefice. Monsignore Dario Vigano, capo della tv Vaticana sostiene: «Stiamo lavorando giorno e notte per soddisfare la domanda di informazione sul Papa». Tutte le tv mondiali, persino quella della lontana Tanzania, ora vogliono le registrazioni degli incontri pubblici settimanali di Francesco. Tuttavia non mancano le voci critiche: in Italia, da Magdi Cristiano Allam a Sandro Magister, vaticanista dell’Espresso, dal Foglio di Ferrara all’anima c’è chi evidenzia i rischi di uno scivolamento nel «buonismo demagogico»: c’è chi rimpiange le “dure” battaglie bioetiche sui principi non negoziabili e c’è chi storce il naso che i troppi richiami alla semplicità e alla povertà dello stile di Francesco possano dare l’idea di una chiesa perennemente “in trincea”. Negli Usa sono i più liberisti a storcere più il naso. La sua critica feroce al capitalismo selvaggio non è piaciuta ai repubblicani, mentre dal punto di vista teologico molti settori delle chiese Usa sono preoccupati dalle parole del Papa su gay, unioni civili, aborto. Il direttore della rivista Catholic Family, News, John Vennart  ha scritto che  Franceco «sembra avere un buon cuore e buoni istinti cattolici, ma teologicament è un treno deragliato».