Nuovo gioco politico: è caccia grossa ai Comuni che hanno Mussolini cittadino onorario

L’Anpi lancia una nuova campagna ideologica: fare una ricerca minuziosa in tutti gli archivi dei Comuni italiani e verificare se tra i cittadini onorari c’è Benito Mussolini. L’iniziativa prende il “la” dopo due decisioni anacronistiche adottate dal consiglio comunale di Torre Pellice e Torino.  L’amministrazione valdese in quattro e quattr’otto, appena si è accorta che tra i suoi cittadini onorari c’era anche il Duce, l’ha cancellato dall’elenco. L’iniziativa (che è arrivata novant’anni dopo l’iscrizione, avvenuta, nel 1924 per acclamazione)  è stata subito presa come esempio da due consiglieri del Pd e di Sel di Torino che l’hanno riproposta tale e quale in consiglio comunale per chiederne la revoca del riconoscimento. La delibera con la quale, nel 1924, il Duce è diventato torinese onorario è riemersa dall’Archivio storico. Per revocare un provvedimento come la cittadinanza onoraria servono le firme di un quarto dei componenti del Consiglio e l’approvazione di tre quarti dell’assemblea. Una perdita di tempo inutile. Due iniziative che dimostrano come l’onda lunga della pregiudiziale antifascista sia ancora dura a morire. Come appunto conferma ulteriormente l’atteggiamento dell’Anpi. L’Associazione nazionale partigiani, infatti, non si è lasciata sfuggire un’occasione così ghiotta per far sentire la sua voce. Prima è arrivato il suo plauso all’iniziativa dei consigli comunali di Torre Pellice e di Torino di revocare la cittadinanza onoraria, subito dopo ha «invitato i propri iscritti e militanti ad accertare, con un’attenta verifica, se altri Comuni» abbiano conferito un analogo riconoscimento. «La cittadinanza onoraria – ha affermato poi ideologicamente l’Anpi – è un grande riconoscimento e a Torino è stata, giustamente, conferita a persone che si sono battute con determinazione e coraggio per la libertà, per la democrazia, per il progresso. Persone che non possono condividere tale riconoscimento con chi ha instaurato un regime dittatoriale e ha privato i cittadini italiani della libertà». Forse però i cittadini più che di campagne ideologiche necessiterebbero di atti concreti per affrontare e superare meglio questo momento di crisi che attanaglia tutte le famiglie.