Campagna elettorale col jolly: è sempre più forte l’ondata dei “no-euro”

È la carica dei partiti euroscettici. C’è molta preoccupazione in Europa per la prossima tornata elettorale. E in attesa dei risultati del ballottaggio in Francia, dove i partiti europeisti sono stati sconfitti, a cominciare dal Psf del presidente Hollande, crescono i timori che dalle Europee di maggio – quando saranno mandati a Strasburgo ben 751 europarlamentari – possa partire un’ondata anti-euro. Il più a rischio è proprio uno dei governi più europeisti, quello francese, con il gradimento del presidente precipitato a meno del 25 per cento. Anche in Italia i partiti pro Ue sono ancora occupati a trovare alleanza, a formulare strategie, mentre i movimenti critici verso Bruxelles stanno portando avanti con determinazione le loro tematiche per la sovranità nazionale e contro le soffocanti direttive dei burocrati comunitari. Questa la situazione a oggi: da un lato in Francia, Olanda e Austria i sondaggi danno per favorite – seppure di misura – queste formazioni: il Front National di Marine Le Pen, il Partito della libertà di Geert Wilders, e l’Fpo di Heinz-Christian Strache. Dall’altro, in Grecia è quasi sicuro il trionfo di Alexis Tsipras, lista di estrema sinistra che spera – non si capisce su quali basi – su una buona affermazione anche in Italia. Tutti – tranne Tsipras, che non vuole un ritorno alle divise nazionali – con un minimo comune denominatore: una posizione assai critica, quando non apertamente ostile, nei confronti della moneta unica europea. L’alleanza Le Pen-Wilders-Strache costituisce il nucleo duro di quel progetto patriottico e nazionalista che punta a creare un gruppo euroscettico al nuovo Parlamento Ue. Un progetto a cui sono pronti ad aderire anche la Lega Nord e i belgi-fiamminghi del Vlaams Belang e che potrebbe portare a triplicare, rispetto ai 32 di oggi, il numero dei seggi del gruppo “non iscritti”. Tsipras è invece il simbolo di un’estrema sinistra eurocritica che dopo anni di calo si appresta a rientrare in massa a Strasburgo, trainata proprio dal giovane leader ellenico. Secondo gli ultimi sondaggi, il Gue, il gruppo della sinistra unitaria, dovrebbe lievitare dagli attuali 35 Mep (acronimo di Membri del Parlamento europeo in versione inglese) a 52. Oltre che in Grecia, la sinistra estrema è infatti accreditata di un ottimo risultato percentuale in Portogallo, Irlanda, Repubblica ceca e Lettonia. Il grosso delle truppe dovrebbe però arrivare dai Paesi con più seggi a Strasburgo, ovvero Francia, Germania, Spagna e Italia. Ma è soprattutto nelle fila della destra euroscettica che potrebbe registrarsi il maggior aumento delle presenze nell’emiciclo di Strasburgo. Grazie all’abbassamento della soglia di sbarramento in Germania, l’Ndp dovrebbe arrivare per la prima volta al Pe. E con loro anche altre formazioni fortemente critiche verso questa Ue come i greci di Alba dorata, i bulgari di Ataka, gli ungheresi di Jobbik. Altre formazioni di destra – come il Partito popolare danese, i Democratici svedesi o i Veri finlandesi – snobbano invece il Fn e puntano ancora più al centro per stare con gli euroscettici inglesi dell’Ukip di Nigel Farage nel gruppo dell’Europa della libertà e della democrazia (attuale casa della Lega Nord) o addirittura nel gruppo dei Conservatori. Uno di questi due approdi potrebbe interessare anche Fratelli d’Italia, in uscita dal Ppe. Uno scenario, nel complesso, articolato e ancora fluido in cui si inserisce un’altra variabile indipendente: il risultato e la collocazione del M5S di Grillo. Persino nella Germania di Angela Merkel, Paese miracolato dalla Ue e dall’euro, sta prevalendo un forte sentimento euroscettico, anche se per ragioni diverse: le nazioni più “deboli”, infatti, vengono considerate dai tedeschi come una fastidiosa – e costosa – zavorra. Insomma, questa Europa così com’è, non piace proprio a nessuno…