Venezia, siamo alla follia: fiabe gay da distribuire a scuole materne a ad asili

Ora anche le fiabe gay distribuite alle scuole materne ed asili. Siamo alla follia. Gli attacchi ideologici ai fondamenti della famiglia stanno oltrepassando l’inverosimile. Il Comune di Venezia, già capofila di questa offensiva laicista – sulla modulistica per le scuole sono aboliti i termini “padre” e “madre” – insiste con un’iniziativa più profonda, subdola, che condiziona psicologie infantili in piena età evolutiva. È ancora lei, quella Camilla Seibezzi, consigliera ai diritti civili del comune di Venezia, la protagonista in negativo di questa trovata che trasformerebbe i più piccoli in una sorta di cavie di cervellotici esperimenti, frutto solo della confusione mentale – per non dire altro – di chi li vuole imporre. Tutta l’opposizione di centrodestra parla con voce sola con la richiesta al sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni «di sospendere l’iniziativa promossa dalla consigliera Seibezzi». La Seibezzi va fermata. È semplicemente azzardato e infelice affrontare i temi eticamente sensibili soprattutto se ci si rivolge ai bambini e se si pretende di definire “famiglie” le coppie gay che non rappresentano i modelli condivisi dalla totalità. Cosa può pensare un bambino che non ha superano i sei anni di favole come queste, che  parlano delle diverse forme familiari: da quella con due papà a quella con due mamme, passando per “E con tango siamo in tre”, la storia di due pinguini maschi che covano un uovo? La psicoterapeuta per i problemi dell’infanzia, Silvia Vegetti Finzi, sul Corriere della Sera aveva criticato la centralità che si tenta di attribuire a modelli familiari minoritari che nuocciono a una psicologia in evoluzione che cresce in un contesto tradizionale. Dove va finire il rispetto per i bambini? Se è uno scherzo, non è divertente.