La trans Efe Bal nuda per pagare le tasse: «Il fisco me le chiede, ma lo Stato riconosca il mio mestiere»

C’è chi si vede arrivare la Guardia di Finanza a casa e chi, invece, si denuda pubblicamente pur di pagare le tasse. Provoca effetti paradossali l’esercizio della prostituzione volontaria. La legge dello Stato, semplicemente, la ignora. Perché se lo sfruttamento è reato, il mestiere più antico del mondo come scelta “professionale” resta in un limbo normativo. Periodicamente dà adito ad accesi dibattiti tra chi pensa che vada regolamentata, magari riaprendo le case chiuse, e chi non vuol nemmeno sentirne parlare, ma soluzioni ancora non se ne sono trovate. Eppure, negli apparati dello Stato c’è chi la questione l’ha superata: il fisco, che va notificando cartelle senza remore e moralismi, provocando grande agitazione nel mondo delle escort. Efe Bal, transessuale notissimo, oltre che per l’avvenenza, anche per aver pubblicato un libro di memorie, stamattina si è denudata davanti alla sede milanese del Corriere della Sera. Equitalia le ha notificato un’ingiunzione di pagamento da 425mila euro. Bal ha spiegato di non contestare la richiesta e, anzi, di essere tanto pronta a pagare da aver già impegnato parte dei suoi beni. In cambio, però, vorrebbe vedere regolarizzata la sia professione. «Non ho mai evaso le tasse e l’ho fatto anche per tutti i trans che lavorano in Italia, e io sono italiana da otto anni», ha detto, mentre per farla calmare e rivestire intervenivano i carabinieri e, con ogni probabilità, si guadagnava una denuncia per atti osceni in luogo pubblico. Ieri una escort brasiliana aveva rilasciato un’intervista al quotidiano lamentandosi per una vicenda analoga, mentre oggi sulle pagine locali del giornale era riportata la storia di S. R., escort di Salò, nel Bresciano, che si è vista chiedere dal fisco 50mila euro. La donna ha ricevuto a casa la visita della Finanza, che ispezionando il pc ha avuto gioco facile a ricostruirne il giro d’affari e, quindi, le relative cifre sfuggite alle casse dello Stato. «L’Agenzia delle Entrate ha proceduto all’accertamento induttivo del reddito del lavoro autonomo della ditta individuale S.R.. Sì proprio così, definita ditta individuale», ha spiegato al quotidiano l’avvocato Francesca Staurenghi, mentre la diretta interessata si è detta «a dir poco sfortunata» a essere «incappata in una verifica», considerata la presenza di colleghe su «tutti i siti di escort su internet». «Oppure, come sarebbe giusto – ha aggiunto – dovrebbero fare pagare le tasse a tutte quelle che fanno il mio mestiere. Si recupererebbero un sacco di soldi per la gioia delle casse dello Stato e dei tanti cittadini che da tempo chiedono che le prostitute paghino le tasse». In realtà, benché ancora inusuale, tanto da fare notizia, il caso della escort bresciana non è né il primo né l’ultimo nel suo genere. Vicende simili si registrano fin dal 2000 e sono state oggetto di contenziosi in cui, tra le varie Agenzie delle entrate del territorio, c’è stato anche chi ha fatto appello all’articolo 53 della Costituzione («Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva»), ricevendo ragione dalle competenti commissioni tributarie regionali. D’altra parte, gli enti fiscali dalla loro hanno avuto anche la Corte di Giustizia europea, che ha riconosciuto la prostituzione come «una forma di lavoro autonomo».