È contro la famiglia gay: consigliere di Trento minacciato

È sfociata in insulti e minacce la rabbia del mondo gay nei confronti di Claudio Cia, il consigliere comunale di Trento che si è fatto promotore di un controverso ordine del giorno sulla custodia dei figli nelle famiglie omosessuali. Il provvedimento chiede l’intervento dei servizi sociali per i «casi di omogenitorialità singola o multipla», perché «verifichino l’ambiente di crescita del bambino, in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna, per deliberata scelta che sottende motivi di illegalità e la segnali immediatamente al sindaco». La parte più contestata, però, è quella che chiede l’intervento del Comune per «disporre immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano “sino a quando si possa provvedere in modo definitivo alla sua protezione” riferendo nel contempo all’autorità giudiziaria». L’ordine del giorno risale al 2013, ma è rimbalzato sulle cronache solo in questi giorni, in cui è stato calendarizzato. Dalla divulgazione alle proteste e poi alle minacce il passo è stato brevissimo. Il consigliere, che ha sporto denuncia alla polizia, ha raccontato di essere stato avvicinato e minacciato verbalmente da «tre persone» mentre tornava a casa al termine del consiglio comunale in cui si era discusso l’odg. L’episodio è il più grave, ma non l’unico che si è verificato da quando si è saputo di quell’ordine del giorno. Minacce, infatti, sono arrivate anche via facebook, dove sono pure piovuti insulti di ogni tipo. «Uno accenna anche al fatto che ho dei figli. Non li minaccia, ma ne parla», ha spiegato Cia. L’esponente della minoranza, eletto in una lista civica di centrodestra, ha chiarito di non aver avuto alcuna intenzione di attaccare le persone omosessuali e che la sua preoccupazione era tutta rivolta ai bambini e «al discorso degli uteri in affitto». «Le spese le fanno le donne povere, che per ottenere del denaro farebbero anche questo. Quando parlo di “motivi di illegalità” da individuare intendo questo», ha detto il consigliere comunale, aggiungendo che «quindi sono fermo su quell’ordine del giorno e non lo rinnego». Non c’è dubbio che la proposta di Cia, sottoscritta anche da altri consiglieri di minoranza, rappresenti un eccesso. D’altra parte, si inserisce in un dibattito – quello sugli strumenti per evitare le discriminazioni legate all’orientamento sessuale – che ormai sembra tutto votato all’iperbole e in cui il buon senso appare come il grande escluso. Dunque, rappresenta in un certo senso l’altra faccia della medaglia rispetto a iniziative come quelle sulla cancellazione dei termini madre e padre dai moduli scolastici o sulle favole con i pinguini gay per favorire l’educazione gender. Iniziative, l’una e le altre, di cui a fare le spese sono prima di tutti i bambini. Se è inimmaginabile, infatti, sottrarli a genitori naturali che li amano e li trattano bene, altrettanto impensabile dovrebbe essere privarli per circolare delle figure della mamma e del papà. Su questa situazione pesa, e non poco, anche una malintesa idea di “politicamente corretto” che fa considerare legittimo gridare allo scandalo e magari minacciare nel primo caso, ma offensivo e retrogrado anche solo permettersi di obiettare sul secondo. C’è però chi, come l’associazione La Manif Pour Tous Italia, non si arrende a questa idea e propone un «vademecum di autodifesa per i genitori» alle prese con la propaganda della «ideologia gender nelle scuole». «È giusto che i ragazzi apprendano il rispetto per la dignità personale di ogni uomo, a prescindere da qualsiasi specificazione – ha spiegato il portavoce del movimento, Filippo Savarese – ma con la scusa di contrastare una fantomatica emergenza “omofobia” le reti di associazioni e collettivi Lgbt perseguono il fine di una vera e propria rieducazione di bambini e ragazzi nei delicati ambiti della morale e della sessualità, circa i quali è la famiglia che detiene la massima potestà educativa e non altri enti sociali. Questo – ha concluso l’esponente di La Manif Pour Tous Italia – è semplicemente inaccettabile».