Aut aut di Renzi ad Alfano: devi scegliere, o al Viminale o fai il vicepremier. Vertice fallito con il Ncd

Tra Alfano e  Renzi continua la guerra dei nervi. Un’ora e mezzo di faccia a faccia notturno (lo stesso tempo impiegato con Berlusconi l’altro ieri) non è bastata al premier incaricato per chiudere la partita con il Nuovo centrodestra sulla composizione della squadra di governo, Matteo è determinato a chiudere entro domani per incassare la fiducia lunedì. Con il suo proverbiale decisionismo, anche se spuntato dai fatti, Renzi ha messo alle strette Angelino, deve scegliere tra il Viminale e il vicpremier. Questo l’aut aut uscito dall’ennesimo riunione con Graziano Delrio, Dario Franceschini, Alfano e Maurizio Lupi. «Basta con il rilancio», avrebbe detto spazientito., «io domani vado al Colle, fatemi sapere la vostra scelta». I toni dimostrano che la strada per un accordo è ancora in salita,  anche se dallo staff renziano continuano a parlare di situazione sotto controllo e di work in progress. È una partita a scacchi dall’esito incerto perché il Nuovo centrodestra punta alla continuità con il governo Letta puntellando il programma mentre Renzi non può rinunciare al restyling della squadra dei ministri, per piazzare i suoi, per giustificare lo sgambetto fatto all’ex premier ma soprattutto per togliersi di dosso la camicia del “traditore” della svolta annunciata. Nello stesso tempo non può tirare troppo la corda con Alfano che a sua volta teme l’asse Renzi-Berlusconi sull’Italicum e il rinnovato protagonismo azzurro. Intervistato da Repubblica Renato Schifani riassume le condizioni del partito dopo le voci circolate di un governo senza Alfano: «Sembra del tutto fuori luogo ipotizzare che il leader del Ncd possa non partecipare a un esecutivo del quale siamo un alleato strategico. Bene ha fatto lo staff di Renzi a smentire una notizia così infondata ma in grado di pregiudicare il clima costruttivo che invece deve esserci in queste ore delicate». Che tradotto significa: la squadra alfaniana a Palazzo Chigi  non si deve toccare. «Angelino, Lupi e Lorenzin hanno lavorato bene, se i tre verranno confermati sarà per questo. Così come ha lavorato bene Quagliariello che, se non dovesse entrare, lascia agli atti un importantissimo lavoro che non sarà vano per le riforme». Tra gli ostacoli sulla rotta renziana resta il muro della minoranza interna che non sembra addomestica. Pippo Civati, che continua nell’operazione di arruolamento dei grillini dissidenti, non esclude il voto di sfiducia e una futura scissione, «sono a disagio per un governo con tutta la destra, è un po’ difficile restare nel Pd se non si vota la fiducia». Anche il Colle conferma i suoi autorevoli paletti costringendo il premier incaricato allo stand by sulla scelta del ministro del Tesoro, un tecnico che dialoghi con l’Europa per Napolitano, un politico di fiducia per Renzi.