A Trastevere un immigrato indiano uccide un ragazzo romano con un cacciavite per la musica troppo alta

Si era fermato con la macchina, assieme al fratello, accanto a quella roulotte. Non immaginava certo che lì dentro c’era qualcuno che in quel momento stava dormendo. Né, tantomeno, poteva immaginare che quello sarebbe stato il suo assassino. E’ finita così, al Gianicolo, prestigioso quartiere nel centro di Roma, con una cacciavitata al petto la vita di un ragazzo romano di 33 anni, Claudio Macro, colpito mortalmente da un immigrato indiano di 47 anni, Joseph White Klifford, che, infastidito dalla musica troppo alta, è sceso dalla sua roulotte donatagli dalla Comunità Sant’Egidio ed ha colpito mortalmente il giovane con un cacciavite di 30 centimetri al torace.
Il gravissimo episodio è accaduto la notte scorsa in via Garibaldi, sul colle romano del Gianicolo, a due passi dal rione di Trastevere dove si incontrano ogni sera ragazzi e turisti in un via vai fra la moltitudine di locali aperti. La vittima, in auto insieme con il fratello trentacinquenne, si era fermata in strada con l’autoradio accesa accanto a quella roulotte senza ruote e con il tetto coperto da un telone azzurro che credeva disabitata. L’indiano, infastidito dal volume troppo alto, è sceso dalla roulotte nella quale vive e, dopo un alterco, ha conficcato il lungo cacciavite nel torace di Claudio Macro perforandogli un polmone.
A quel punto l’indiano sarebbe tranquillamente rientrato nella sua roulotte. Il fratello di Claudio Macro, resosi conto della gravità delle ferite ha subito caricato in macchina il giovane ferito portandolo dapprima all’ospedale Regina Margherita dove, vista la gravità, i medici hanno deciso di trasferirlo al Fatebenefratelli, l’ospedale trasteverino sull’isola Tiberina ma per il 33enne non c’era più nulla da fare, è morto poco dopo. I Carabinieri, avvisati dal pronto soccorso, hanno rintracciato l’indiano nella roulotte in via Garibaldi, proprio a pochi passi dalla sede del Comando interregionale II Divisione Podgora dell’Arma è lo hanno arrestato trasferendolo, con l’accusa di omicidio, a Regina Coeli, il vecchio carcere nel cuore di Trastevere.