Tra chi esulta e chi minaccia le barricate, quasi tutti d’accordo: «È una giornata storica»

C’è chi contesta, chi esulta, chi mugugna, chi prende tempo. Sono variegate le reazioni politiche alla fine del colloquio tra Berlusconi e Renzi. Mastica amaro Angelino Alfano che, minaccia: «Si scordino di fare la legge elettorale senza di noi. Non possono farla e non la faranno. E si scordino di farla contro di noi». Ogni riferimento a una legge elettorale che taglia i “partitini” non è puramente casuale. Nel centrodestra è perplesso anche Gianni Alemanno: «Bene riduzione poteri alle Regioni con la Riforma del Titolo V – scrive l’ex sindaco di Roma – bene abolizione del Senato con la creazione di una camera delle autonomie senza stipendi, male una nuova legge elettorale ancora senza preferenze». Per Alemanno, «senza riconoscimento giuridico dei partiti non c’è nessuna garanzia di democrazia interna, con il modello spagnolo di legge elettorale non è possibile creare nuovi partiti, senza preferenze avremo ancora un Parlamento di nominati scelti dai leader dei partiti». In particolare, conclude Alemanno «mobilitazione popolare contro il nuovo porcellum che crea un vero regime». Ancora più categorica Giorgia Meloni: «Renzi e Berlusconi d’accordo su tutto. Anche su continuare a nominare i parlamentari con liste bloccate. Tutto cambia perché nulla cambi», scrive su Twitter il presidente dei deputati di Fratelli d’Italia, che in un secondo tweet aggiunge: «Renzi e Berlusconi trovano intesa sul Verdinum, che ripropone le liste bloccate. Ma non erano una vergogna? Un Porcellum? Potere agli italiani». Di tutt’altro tenore la reazione in Forza Italia, dove l’enfasi non viene lesinata. Parla di «giornata storica» Stefania Prestigiacomo, mentre per Daniele Capezzone con questo incontro «nasce la Terza Repubblica. Bi-tripartitismo, alternanza e competizione, stop ricatti partitini».  Per Maurizio Gasparri gli esiti dell’incontro dimostrano che «senza Berlusconi, non si possono fare cambiamenti e riforme e che la rappresentatività del centrodestra sia di Berlusconi. E questo lo dicono i numeri e la realtà del Paese. Qualcuno, sia nel centrodestra che a sinistra, lo negava, ma mi pare che il realismo di questa giornata lo confermi. Il resto lo vedremo nelle prossime ore. Penso che anche noi ci riuniremo per valutare». A giudizio del vicepreisdente del Senato «è positivo il fatto che si vada avanti su un bipolarismo che favorisca grandi proposte politiche e non un proporzionalismo che alimenti sedizioni, secessioni, scissioni e una frantumazione che poi danneggia la democrazia e allontana la gente dalla politica. Esito positivo dunque. Se son rose fioriranno…».

Dal fronte del governo, Palazzo Chigi lascia trapelare un cauto ottimismo. «L’incontro di oggi pare andare nella buona direzione». Questo il primo commento del premier Enrico Letta. «Siamo infatti da tempo convinti della necessità di una riforma costituzionale de della legge elettorale che tenga insieme le forze di maggioranza e i principali partiti dell’opposizione». Ma nella compagine governativa non sono tutti così ottimisti. «Oggi è nato Renzusconi. Sono indignata. Popolo del Pd e di sinistra subite in silenzio? Avete fatto la fila alle primarie per tutto questo? Complimenti!». A scriverlo su Twitter la senatrice Simona Vicari, sottosegretario allo Sviluppo Economico ed esponente del Ncd. E proprio gli alfaniani sono i più critici sull’accordo. «La base di intesa tra Pd e Forza Italia – nota Maurizio Sacconi, altro berlusconiano della prima ora passato con Alfano – sembra soprattutto costruita sulla comune, cinica scelta delle liste bloccate ben prima che su un ambizioso salto istituzionale verso una autorevole democrazia governante. Si abbandonano i progetti potenzialmente convergenti del presidenzialismo e del sindaco d’Italia, che garantirebbero governabilità sulla base di un confronto alto tra visioni alternative». Decisamente più propositivi, invece, i commenti dei moderati eletti con Mario Monti. «La proposta di spagnolo modificato – osserva Renato Balduzzi, costituzionalista e responsabile problemi costituzionali di Scelta Civica – potrebbe tenere insieme i diversi ingredienti di una legge elettorale adatta al nostro Paese». Per dirla con un Tweet, quello del capogruppo alla Camera, Andrea Romano, «Si va verso sepoltura del “Verdinum spagnolo”. Se nasce “Italicum” sarà una buona legge elettorale con governabilità e rappresentanza». Insomma, un commento che se concretizzato con il voto in aula dei parlamentaro di Scelta Civica, darebbe a Pd e Forza Italia i numeri per far passare la legge. Per dirla con Gianni Pittella, esponente Pd e vice presidente vicario del Parlamento europeo, «se ce la fa a portare a casa la riforma della legge elettorale, del Titolo V e del Senato, Renzi si candida in pochissimo tempo a segnare la storia della Repubblica, tracciando una strada tutta nuova per il Partito democratico».