Nel governo Letta un’altra bomba a orologeria. La renziana Serracchiani chiede le dimissioni di Zanonato

C’è la legge elettorale, l’Italicum, l’inciucio, l’accordo, la direzione del Pd, la spaccatura, Cuperlo, Fassina, Renzi e l’intera sinistra che si macera nel dubbio dell’intesa col Cavaliere. Poi c’è il Paese, la crisi, l’emorragia dei posti di lavoro,il dramma che esplode perfino nell’ex triangolo del benessere, quello dell’opulento nord est d’Italia. Un’azienda in crisi, quattro stabilimenti che rischiano di chiudere, due governatori nella bufera, Zaia del Veneto e Serracchiani del Friuli, fino alle accuse congiunte rivolte al ministro dello Sviluppo Economico Flavio Zanonato e la richiesta di dimissioni dalla “pasionaria” renziana del Pd. Il caso Electrolux è ufficialmente esploso e rischia di travolgere il governo Letta, incapace – a detta degli amministratori locali – di gestire l’emergenza occupazionale che si sta creando. In Italia la ristrutturazione coinvolgerà 200 dipendenti (7.500 gli esuberi a livello globale) distribuiti tra vendita e marketing, information technology, progettazione, industrial design, amministrazione, supply chain e logistica.

«Come presidente di Regione – proseguito Serracchiani – devo esprimere un vivissimo rammarico per la condotta tenuta dal ministro Zanonato, che ha preferito saltare tutti i livelli di mediazione, inclusi quelli istituzionali, credendo di risolvere la crisi buttando a mare lo stabilimento di Porcia. Per noi è inaccettabile il metodo e soprattutto il merito. Ricordo che il 26 novembre in prefettura a Trieste, alla mia presenza, il ministro ha assicurato ai lavoratori di Electrolux che sarebbe andato in visita a Porcia: siccome lo stanno ancora aspettando, ci vada lui ora a dirgli che solo loro devono chiudere», è stato l’attacco portato dal presidente del Friuli al ministro, che passa alle conseguenze politiche. «Nella gestione della crisi Electrolux  Zanonato ha dimostrato di non avere l’equilibrio necessario per ricoprire il suo delicato incarico: dovrebbe dimettersi», prosegue, commentando la dichiarazione del ministro dello Sviluppo economico secondo cui i problemi e le difficoltà del gruppo svedese riguarderebbero lo stabilimento di Porcia (Pordenone) e non quello di Susegana (Treviso). Un messaggio che arriva da una fedelissima del segretario del Pd. E che per questo suona ancor più minaccioso per Letta.