L’ira di Putin: «Contro di noi solo menzogne spudorate, vogliono screditarci»

Basta con le menzogne. Dopo essere stato in silenzio per settimane, Putin è salito sul ring e con un gancio alla mandibola ha messo al tappeto – uno dopo l’altro – tutti coloro che hanno costruito la campagna di fango contro di lui: dalle polemiche sulle Olimpiadi invernali in riva al Mar Nero a quelle sulle minacce terroristiche, dalla scarsa cooperazione con gli Usa sul fronte della sicurezza alla legge che vieta la propaganda gay tra minori, fino ai costi della kermesse. Tutto falso, tutto strumentalizzato, tutto costruito ad arte: «L’Occidente e alcuni Paesi si comportano in una maniera assolutamente spudorata e senza tanti complimenti per screditare politicamente le nostre Olimpiadi», ha detto Dmitri Peskov, portavoce di Putin, al tabloid Komsomolskaia Pravda. Un’intervista rilasciata proprio nel giorno in cui la “clemenza olimpica” putiniana ha chiuso il cerchio con la riduzione di pena da parte della Corte suprema a Platon Lebedev, che potrà così uscire dal carcere come il suo ex socio Mikhail Khodorkovski, già graziato dal presidente a fine anno. «Purtroppo anche i nostri mass media versano secchiate di fango citando sproloqui di ogni sorta a questo proposito», ha aggiunto. «Dicono – prosegue – che si tratterebbe di un progetto personale di Putin, poi si chiedono «a chi è venuto in mente di tenere le Olimpiadi in una zona subtropicale», mentre alcuni cosiddetti contro-propagandisti occidentali affermano che «la Russia intende tenere le Olimpiadi nella zona dove gli zar russi opprimevano gli sventurati popoli caucasici». «Forse è giunta l’ora di rispondere sul serio a questi attacchi: spero che la festa dello sport darà la risposta a tutte queste domande», ha concluso. Ma prima che la festa dello sport possa, se non cancellare, almeno attenuare le polemiche, Putin ha già risposto punto su punto a tutte le critiche occidentali in una intervista tv passata in parte inosservata. Sulla sicurezza è stato categorico: «Abbiamo fatto del nostro meglio». «Se ci mostriamo deboli o timorosi– ha aggiunto – aiuteremo i terroristi a raggiungere i loro scopi». E anche il premier Dmitri Medvedev ha minimizzato: le minacce che incombono su Sochi – ha detto alla Cnn – non sono maggiori di quelle che si verificano per ogni grande evento e in ogni Paese, «compresi gli Stati Uniti». Quanto alla collaborazione con altri Paesi, Putin ha ricordato che esiste un quartier generale operativo 24 ore su 24 che mantiene i contatti con i colleghi dei servizi di sicurezza stranieri. E i 50 miliardi di dollari spesi, che fanno delle Olimpiadi di Sochi le più costose della storia olimpica? Putin ha assicurato che la spesa per i Giochi è stata di 214 miliardi di rubli (4,7 miliardi di euro), mentre il resto è legato alla realizzazione di infrastrutture (strade, ferrovie, hotel): l’obiettivo, infatti, era più ambizioso, quello di sviluppare questa parte del Paese e di creare con «il cantiere più grande al mondo» un resort di alto livello e impianti sportivi per l’allenamento degli atleti. Putin ha ammesso una certa lievitazione dei costi ma «fisiologica», escludendo al momento «seri fatti di corruzione». Nessuna ambizione personale, ha inoltre assicurato: «Sarà non un mio successo personale, ma del Paese intero». Quanto alle polemiche sui gay, ha ribadito che la legge non vieta l’omosessualità, come in alcuni Stati Usa, ma la sua propaganda, «per proteggere i minori e lo sviluppo demografico del Paese». Putin si è detto pronto anche a incontrare la delegazione Usa, dove Obama ha incluso alcune atlete ed ex atlete dichiaratamente lesbiche: «Se vogliono incontrarmi e discutere di qualsiasi cosa, sono le benvenute, non vedo problemi».