Italicum, renziani e FI brindano all’accordo: «Mai più governi di larghe intese»

«Mai più larghe intese grazie al ballottaggio, mai più potere di ricatto dei piccoli partiti, mai più inciuci alle spalle degli elettori, mai più mega circoscrizioni. Con l’intesa sulla legge elettorale, nonostante i professionisti della critica, il passo avanti è enorme».  Lo scrive su Facebook Matteo Renzi a commento dell’accordo raggiunto con Berlusconi sulla legge elettorale, accordo che prevede la quota del 37% dei consensi per accedere al premio di maggioranza e che fissa al 4,5 % la soglia di sbarramento per i partiti che fanno parte di coalizioni elettorali.  «Dopo anni di melina,- in qualche settimana si passa dalle parole ai fatti. Ma non fermiamoci qui. Adesso possiamo passare al superamento del Senato e delle Province, all’eliminazione dei rimborsi ai consiglieri regionali e alla semplificazione delle competenze». Per Graziano Delrio «l’accordo è una buona notizia che il Paese aspettava da anni. È molto importante l’innalzamento della soglia per il premio e l’abbassamento, anche se leggero, dello sbarramento per i partiti in coalizione».
Egualmente all’insegna della soddisfazione i commenti che arrivano da Forza Italia. «Bene l’accordo Berlusconi Renzi», dice Mariastella Gelimini. «Agli elettori il potere di scegliere il governo e la maggioranza. Basta larghe intese». Sullo stesso tenore le parole di Annagrazia Calabria: «L’accordo sulla legge elettorale è il primo tratto della nuova Italia che andrà ridisegnata con le riforme. Finalmente si sta dando al Paese una prospettiva di cambiamento, possibile solo attraverso il confronto tra forze politiche».
Non mancano però le voci critiche. Oltre che da Sel e da Sc, arrivano anche dalla minoranza del Pd: «Bene che si sia alzata la soglia a 37 – spiega il bersaniano Alfredo D’Attorre – ma restano i nodi delle liste bloccate e delle soglie. È una legge troppo sbilanciata a favore di Berlusconi e di Forza Italia». Per l’esponente del Pd, il sistema delle soglie di sbarramento presenterebbe «due gravi problemi: è fuori dal mondo che una forza con quasi 3 milioni di elettori resti fuori perchè non è alleata, così come Fi, alleandosi con chi non raggiungerà il 4,5%, può raggiungere il premio di maggioranza». Sono in agguato i franchi tiratori? Maria Elena Boschi, responsabile riforme Pd, lo esclude: «Ci sarà serietà e credo che il Pd resterà unito e compatto come è stato fino ad ora in Parlamento». A sdrammatizzare è anche Denis Verdini: «Il patto è stato ormai raggiunto, perché non dovrebbe tenere? Sono certo che supererà anche la prova del voto segreto». Articolato ma improntato all’ottimismo è il ragionamento de Il Mattinale, la nota politica del gruppo di FI alla Camera: «Non c’è da aggiustare oltre nelle aule di Camera e Senato, si annacquerebbe il vino buono. Modifiche migliorative sono ancora plausibili in Aula, l’intelligenza è per sua natura agile e non è certo carente nei due leader, ma le colonne portanti di governabilità e bipolarismo sono inamovibili».