Sui rimborsi elettorali Grillo alza l’asticella e costringe Letta ad inseguirlo. Ma così il governo finisce fuori strada

Accade sempre – in ogni fase storica di trapasso – che il vecchio potere conti di immunizzarsi da quello che spinge per scalzarlo accettandone i contenuti ed adottandone i comportamenti. La politica, però, non conosce vaccini ma soltanto droghe e questo spiega perché l’esito è l’esatto contrario di quello auspicato. Lungi dal placarsi, il potere incalzante si sente incoraggiato dalle concessioni ottenute ed alza ancor più l’asticella per rendere la prova sempre più ardua a quello vecchio, fino a stremarlo per poi sostituirlo.
Esattamente quel che sta accadendo in Italia. Prova ne sia quanto accaduto oggi a seguito dell’approvazione da parte del governo del decreto che abolisce il rimborso elettorale ai partiti, eufemismo ipocrita dietro cui il Parlamento resuscitò il vecchio finanziamento pubblico cancellato anni prima a furor di popolo in un lontano referendum. Neanche il tempo di impettirsi di legittimo orgoglio a colpi di tronfi tweet diffusi in rete dagli stessi ministri e già Beppe Grillo tuonava che era tutta una presa in giro sfidando Letta e il Pd a restituire i soldi incassati, proprio come ha fatto il M5S. Cosa che, ovviamente, non accadrà mai.
Certo, il clima politico è quello che è: nelle piazze girano i Forconi  solo metaforici – per ora – in estrema risposta ai morsi di una crisi tanto devastante quanto inafferrabile nella sua genesi. A nessuno, tanto meno a Letta, si può perciò chiedere di spiegare che la politica costa e che nessuna democrazia può prescindere dal tema del reperimento delle risorse senza trasformarsi in un terreno esclusivo per gente ricca, gravata da conflitti d’interesse e potenzialmente più sensibile alle pressioni delle lobby che alle istanze popolari. Sono, queste, argomentazioni di qualche dignità e spessore e tuttavia spendibili in tempi di vacche grasse. Non oggi, non in frangenti bui come gli attuali in cui esse risultano fatalmente interdette da demagogiche predicazioni finalizzate a far percepire tutto ciò che è targato politica come un odioso ed insopportabile privilegio. Se tutto questo è vero, e purtroppo lo è, appare fin troppo evidente che l’antidoto al grillismo o a chi agita la piazza non può consistere nel tentativo di prevenirlo sul suo stesso terreno con provvedimenti buoni ad ammansire per un solo minuto il pubblico pagante, ma di lavorare alla rilegittimazione delle istituzioni intestandosi una grande azione di difesa degli interessi nazionali senza intermittenze e senza timidezze, a cominciare dalla richiesta di modificare quei regolamenti europei che, come ha spiegato con dovizia di informazioni e di argomentazioni il prof. Guarino, hanno dolosamente stravolto persino il Trattato istitutivo dell’Unione.
Letta e più di lui Alfano non possono trascurare il peso dell’Europa sulla crisi e quanto questo costi in termini di consenso al loro governo, ritenuto a torto o a ragione troppo acritico ed appiattito sulle decisioni delle istituzioni comunitarie. Insomma, se c’è un momento per esibire “palle d’acciaio”, è questo.