Meloni contro Renzi: «Togliere l’art.18 ai neoassunti? È un’ingiustia contro i giovani»

La sparata di Matteo Renzi sul tema del lavoro  ha suscitato un vivace dibattito nel mondo politico e sindacale, sia per il carattere estemporaneo della proposta sia per l’effetto fortemente penalizzante per le giovani generazioni, dal momento che prevede la mancata applicazione dell’articolo 18 ai neoassunti. Su questo tema è intervenuta Giorgia Meloni criticando l’idea del neosegretario del Pd:  «Credo che prevarrà l’animo un po’ democristiano di Matteo Renzi rispetto a quello di sinistra». «La sua proposta – continua la leader di FdI – è in perfetta continuità con la mentalità vista negli ultimi anni in Italia, dove si è vissuto al di sopra delle proprie possibilità a discapito delle generazioni a venire. Il segretario del Pd, inoltre, fa finta di affrontare i tabù del sindacato ma non lo fa affatto: rivederlo solo per i neoassunti non tocca i loro iscritti e in Italia i sindacati difendono i loro iscritti, non i lavoratori. Se noi legittimamente decidiamo di rivedere l’articolo 18 questo deve valere per i nuovi e vecchi assunti: o si ha il coraggio di dire che i diritti sono e devono essere uguali per tutti o a forza di scaricare il peso dei soldi che non ci sono, della flessibilità, della troppa rigidità del mercato del lavoro sui giovani si produrrà solo ingiustizia».

Sempre sul tema del lavoro, c’è da registrare anche la proposta del ministro  dell’Economia Saccomanni, che ha indicato come soluzione possibile l’adozione in Italia del modello iberico. «L’opinione degli osservatori internazionali – ha detto il ministro a Radioanch’io –   è che l’Italia dovrebbe fare come la Spagna. Sono sicuro che è un dato che va tenuto presente nelle discussioni che faremo». Sull’argomento è intervenuto il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, il quale però afferma che il modello spagnolo è «uno dei tanti possibili». Approvata con un decreto del governo Rajoy nel 2012, la riforma del lavoro in Spagna prevede licenziamenti più facili, indennizzi minori, maggiore flessibilità, ma anche aiuti e sgravi fiscali per l’assunzione dei giovani e dei cinquantenni espulsi dal mercato del lavoro.