Gli infiltrati fanno degenerare la protesta dei forconi: immigrati e centri sociali provocano la bagarre a Torino

La signora bionda scoppia in lacrime mentre intorno a lei, in piazza Castello, sibilano pietre e mattoni e si alza il fumo dei lacrimogeni: «State rovinando la manifestazione», urla con rabbia. Poco più in là, all’incrocio con via Pietro Micca, una ragazza sbotta contro un marocchino: «Voi nemmeno pagate le tasse, non c’entrate niente con noi, come vi permettete di tirare le pietre?». E a momenti finisce in rissa. Lo sciopero dei forconi, a Torino, è diventato una carovana su cui sono saliti tutti. Ci sono i mercatali, i venditori ambulanti, i camionisti, i precari, gli studenti, i disoccupati, gli immigrati. Ma anche gli ultras (del Torino e della Juventus). E non solo: nei giorni scorsi, gli autonomi, gli antagonisti e i centri sociali avevano bollato i forconi come “fascisti”, ma poi, davanti al municipio, si sono infiltrati nella manifestazione cambiando il volto della protesta. La violenza è scoppiata all’improvviso, in piazza Castello. C’è voluta almeno un’ora prima che ritornasse la calma e si potesse riprendere il ragionamento sui motivi della protesta, scandire slogan e fare i comizi. «È stato tradito lo spirito di una protesta – dice Flavio Tosi – che, al contrario, aveva le sue giustificazioni. In quello che era lo spirito iniziale di una protesta giustificabile, poi si è infilato dentro di tutto e questo ha delegittimato l’iniziativa. Peccato, perché quello spirito aveva le sue brave ragioni, ed è stato tradito. C’è da sperare che nei prossimi giorni la cosa non degeneri, e questa possibilità purtroppo esiste. Il rischio è che qualcuno cavalchi la protesta, e questo mi preoccupa».