Da Calvani a Zunino: tutti i nomi di una protesta apartitica che la politica non riesce a decifrare

Si fa presto a dire Forconi. Una semplificazione fuorviante per un movimento che, all’indomani della proteste in varie regioni d’Italia, è molto meno catalogabile di quel che si pensava in un primo momento. Gli italiani scesi in piazza ieri in diverse città d’Italia fanno infatti riferimento ad almeno quattro coordinamenti distinti, con altrettanti leader altrettanto distinti politicamente e culturalmente. Lo ha spiegato all’Huffington Post Andrea Zunino, portavoce del movimento che a Torino ha mandato in tilt la città: «La composizione del Coordinamento 9 dicembre è eterogenea: lavoratori autonomi, disoccupati, artigiani, uno spaccato rappresentativo della società civile e arrabbiata. Assolutamente apartitico e privo di ogni simbolo: l’unico ammesso è la bandiera italiana. A Torino tutto è iniziato da 11 persone, senza partiti alle spalle e senza finanziamenti. Il coordinamento nasce dall’unione di due gruppi distinti, chiamati 9 dicembre e Resistenza italiana. In 20 giorni abbiamo raccolto quasi 29 mila adesioni sulle pagine dei social network e all’ultima riunione di giovedì c’erano 830 partecipanti». In Veneto, invece, dove i disagi e le proteste hanno paralizzato la circolazione, si è dato molto da fare Lucio Chiavegato, presidente dei Liberi imprenditori federalisti europei. Non meno attivo, Augusto Zaccardelli, segretario nazionale del Movimento autonomo degli autotrasportatori. Particolarmente alacre nel centro Italia il lavoro di Danilo Calvani. Leader dei Comitati riuniti agricoli, ha 51 anni e si definisce «contadino e non agricoltore» e ha organizzato le proteste degli agricoltori, in particolare quelli dell’agro pontino.
Il più citato dai media e dai giornali ma, paradossalmente, il meno rappresentativo di questo movimento, è Mariano Ferro. È suo il marchio della protesta “I Forconi” che nel 2012 ha paralizzato la Sicilia. Proprio grazie a questa popolarità si era candidato come governatore della Sicilia ottenendo poco più dell’un per cento delle preferenze. Il suo movimento ha quindi prestato solo il nome alle manifestazioni nazionali. Non a caso ieri in Sicilia sono scese in piazza poche centinaia di persone a Palermo e a Catania.
E che i progetti siano accomunati solo dalla protesta si evince della dichiarazioni dei diretti interessati. Così, mentre Calvani annuncia nei prossimi giorni una «pacifica invasione» di Roma e un presidio permanente fino alla caduta del governo («La nostra protesta rimarrà in piedi fino a che non se ne vanno»). Ferro ha in piedi un’altra strategia: «Non è il momento di andare a Roma. Bisogna vivere qualche altro giorno di passione e far salire l’adrenalina degli italiani. Dopo quattro anni di lavoro sembra che l’Italia si sia svegliata, è stato un elettroshock. Ma non è il momento della “marcia su Roma”».