Biava: «Massima trasparenza sul patrimonio. La Fondazione di An è una casa di vetro»

Domenica e lunedì il quotidiano Il Tempo è tornato, con un’enfasi degna di miglior causa, sulla questione del patrimonio di An. In “prima” campeggiava un titolone a tutta pagina in perfetta sintonia  con l’attuale clima di antipolitica e di moralismo all’ingrosso: «Indagine bis sui 100 milioni di An». In sommario si parla del «pugno duro del gip» che ha respinto la richiesta di archiviazione del Pm sulla «denuncia della segretaria di Fini» e si accenna a «bonifici» e «conti esteri». Sempre sul quotidiano romano risponde il presidente della Fondazione Franco Mugnai che così dichiara: «La nostra tranquillità è tale che, dopo il provvedimento del Tribunale, abbiamo deciso di fissare l’Assemblea generale degli iscritti alla Fondazione An il prossimo 14 dicembre». Sul concetto della massima trasparenza insiste anche il vicepresidente della Fondazione Francesco  Biava.

Dunque, on. Biava, la Fondazione non ha nulla da nascondere. 

Certo che no. E lo dimostreremo il 14 dicembre. Dimostreremo che la Fondazione è una casa di vetro trasparente, attraverso la quale possono vedere, non solo tutti gli iscritti, ma anche tutti coloro che ne abbiano voglia.

Che cosa occorre difendere?

Non solo solo la mia onorabilità e quella dei miei colleghi, ma quella di un mondo che non ha mai avuto, né avrà mai nulla da spartire con vicende che riguardano le segreterie amministrative della Margherita e della Lega, meglio note come vicende Lusi e Belsito.

Veniamo alle  contestazioni. Perché il Gip ha respinto la richiesta di archiviazione da parte del Pm del procedimento che s’era iniziato con la denuncia del 2011?

La decisione è avvenuta a seguito dell’opposizione al provvedimento di archiviazione presentata dalla denunciante Rita Marino e dal suo avvocato Consolo. Il giudice ha chiesto al Pm di proseguire le indagini fissando come tempo massimo 180 giorni. Questo significa che attualmente non c’è alcun processo. Si sta in pratica decidendo se ci siano o meno i motivi per svolgerne uno.

Insomma, quasi un atto dovuto. Ma che cos’è questa storia dei bonifici?

La  Guardia di Finanza parla di 106 movimenti bancari, effettuati  nell’arco di tempo tra il 2008 e parte del 2012, che risulterebbero con la causale “bonifici a  destinatari diversi”, per un ammontare  complessivo di poco più di 4 milioni di euro. Dagli estratti conto non sarebbe stato possibile individuare il destinatorio finale.  Di qui il dubbio adombrato da Consolo che tali fondi siano finiti nei conti correnti del comitato dei garanti prima e dei consiglieri di amministrazione dopo.

Invece di cosa si è trattato?

Niente altro che del  pagamento degli stipendi dei dipendenti. Che nel 2008 erano una cinquantina e che si sono  progressivamente ridotti di numero dal 2010. Ogni mese veniva inviata una distinta cumulativa affinché la banca provvedesse alla liquidazione degli emolumenti. Trattandosi sempre delle stesse persone, nella distinta appariva un unico importo e un’unica causale: “bonifici diversi”, appunto. Ed è lì che i denuncianti si sono fermati. La stessa cosa accadeva per le sedi che erano in affitto e che tali sono rimaste fino a tutto il 2009.

Sul Tempo si parla anche di un ammanco di 26 milioni di euro tra il marzo del 2009 e l’ottobre del 2010. 

Tutto è stato già chiarito in sede di causa civile. Il problema è nato per un errore di bilancio, perché sono state iscritte  somme derivanti dal finanziamento pubblico in un unico rateo, mentre invece andavano frazionate anno per anno. Il rimborso elettorale, come qualunque amministratore  di partito sa, viene erogato nei cinque anni successivi alla data di acquisizione del diritto. Insomma, il diritto ai fondi c’era, ma le somme non erano ancora materialmente  entrate in cassa perché mancava la luquiidazione delle rate. A questo va aggiunto che delle uscite effettivamente ci sono state, ma tutte per cause legittime e documentate. Come il passivo del Secolo (cespite del patrimonio di An), o come  i costi di mantenimento del patrimonio immobiliare  (Imu, condomini, lavori di manutenzione).

Alleanza nazionale possiede conti all’estero?

Assolutamente no. La voce  “bonifico estero” si riferisce solo alla contabilizzazione di una precisa entrata: quella relativa alla chiusura di un conto in titoli in  Svizzera facente parte dell’eredità lasciata dalla contessa Colleoni al partito.

Da dove deriva il patrimonio di An?

Da tre principali fonti. Innanzi tutto ci sono le sedi acquistate dal Msi . Fu una scelta  imposta, negli anni ’60 e ’70,  dal fatto che si trovavano sempre meno proprietari di immobili disposti ad affittare gli immobili stessi ai militanti del Msi. E ciò per timore di attentati e incendi, fatti dolorosi che, soprattutto negli anni Settanta, erano purtroppo all’ordine del giorno. Il forte impegno dei militanti e l’autotassazione degli eletti hanno consentito al Msi di acquistare le sedi  sul territorio. Il secondo motivo è l’alta onorabilità dei suoi amministratori, persone che hanno gestito in modo oculato e responsabile il patrimonio. Il terzo è che An, al tempo dello scioglimento del partito, doveva ricevere ancora gli ultimi contributi pubblici del finanziamento per le campagne elettorali svolte in precedenza , campagne che, a differenza di ciò che avveniva in altri partiti, non avvenivano mai a debito. E ciò, per la già accennata oculatezza  amministratori del partito.

Per ultimo  ci sono le dichiarazioni di Emma Moriconi e Sabrina Virgili, rispettivamente autrice e produttrice di Sangue sparso, film dedicato alle vittime (in particolare quelle di destra) del terrorismo e della violenza politica. Dovevano ricevere un aiuto economico dalla Fondazione. Ma dichiarano , dopo aver letto Il Tempo, di non volere più quei «soldi sporchi», come li definiscono. È infamante no?

Dico solo che mi viene da sorridere.  E voglio ricordare che vado personalmente fiero del fatto che, grazie a un mia interrogazione parlamentare del 2012 (redatta sulla scorta del lavoro degli avvocati Valerio Cutolilli e Roberto Valentinotti) sono state riaperte le indagini sulla strage di via Acca Larentia. Credo che non ci sia da aggiungere altro!