Salviamo l’Italia da chi ci vuole negare anche la gioia del Natale

Nella società multiculturale, multireligiosa, multietnica degli Stati Uniti d’America nessuno ha da ridire se nel  luogo laico per eccellenza (la Casa Bianca) arriva l’Albero di Natale, che quest’anno è un abete di oltre cinque metri, accolto con entusiasmo da Michelle Obama insieme con le figlie  Sasha e Malia. La laicità americana non è uno spazio vuoto, gelido e disabitato, ma un luogo caldo, popolato, inclusivo. God Bless America (Dio Benedica l’America), cantano i cittadini degli States nel Giorno del Ringraziamento. Il “dio d’America” non coincide con una religione esattamente  definita, ma la sua derivazione cristiana è nella storia, nella cultura e nel costume della società d’oltre Atlantico. Lo stesso patriottismo repubblicano, che negli Stati Uniti sa offrire una fede laica comune a cittadini di ogni colore e di ogni tradizione etnico-culturale, non si vergogna della sua lontana matrice religiosa, attorno a cui s’è costruita l’identità del popolo americano. È il mito fondativo, puritano ed escatologico,  dei  padri pellegrini  della Mayflower.

In Italia invece lo spazio laico è uno spazio vietato a ogni simbolo religioso. È un luogo freddo, nel quale non sono ammesse altre identità se non quelle richiamate dai simboli della Repubblica. E può capitare, come accaduto in una scuola elementare di Varese (il Secolo ne parla diffusamente in un altro articolo) che una preside impedisca lo svolgimento della tradizionale benedizione di Natale. Sono casi ormai frequenti. E qui si rivela un paradosso: l’Italia, pur essendo  la culla culturale del cattolicesimo, è devastata dall’integralismo laicista più fanatico. Eppure  anche le pietre  in Italia ci parlano della cultura religiosa ereditata dai nostri avi. Come ben vide anche il  filosofo italiano  dello Stato etico,  Giovanni Gentile, la nostra identità nazionale  è inseparabile da quella cattolica. E tale identità appartiene anche agli atei e agli agnostici. L’osmosi culturale tra laicità e religiosità, che per gli americani è una conquista della volontà politica, per gli italiani è un dato spontaneo della storia e della tradizione.

Ma c’è anche un altro paradosso da mettere in rilievo: dell’interpretazione più bigotta del laicismo si servono oggi gli integralisti islamici per tentare di far valere  il loro peso politico, non solo presso le comunità musulmane presenti nel  Paese, ma anche per allargare in qualche modo la loro influenza all’interno della nostra società. Curioso no? Fino a un certo punto. Nello spazio vuoto del laicismo bigotto, non tutte le “assenze” sono uguali. Per i cattolici (e, alla lunga, per gli stessi laici)  l’assenza è un sconfitta. Per i musulmani una vittoria.