E Pigi Battista sferzò, con ragione, gli “orfani del Caimano”

Chissà se nei dati sulla disoccupazione diffusi in queste ore dall’Istat sono stati inclusi anche quelli che dalle colonne del Corriere della Sera Pierluigi Battista ha definito “gli orfani del Caimano”. Lungi da noi l’idea di mischiare sacro e profano e quindi di accostare il dramma dei senza-lavoro alla perdita del bersaglio preferito dagli indignati di tutta Italia, ma – come avrebbe detto qualcuno – il paragone, ancorché irriverente, sorge spontaneo. Già, perché rischiano di essere legioni quanti – pur inneggiando rumorosamente alla caduta di Berlusconi – sotto sotto ne auspicano il ritorno per non restare disoccupati. Un ritorno certo non definitivo ma neanche più breve di quei cento giorni che il destino concesse a Napoleone prima della rovinosa disfatta di Waterloo. Una fiammata, non di più. Giusto il tempo di scrivere un istant book o di allestire una nuova pièce teatrale oppure di girare un dettagliatissimo docufiction alla Michael Moore. Insomma, un ritorno utile a restituire loro l’aureola dei santi e la palma dei martiri. A patto, beninteso, che il martirio sia ben remunerato in soldi e fama. Dopotutto, gli antiberlusconiani non chiedono di vivere eternamente sul loro nemico ma più prosaicamente di esserne consumati per “morte lenta”, confermando in pieno l’amara ironia di De Andrè riferita ad un “culturame” sempre disposto ad ingrossare il fiume dell’opinione dominante salvo poi accorgersi con terrore che “l’idea giusta era un’altra, un altro il movimento”.
Difficile perciò che se ne facciano una ragione, e bisogna capirli. La decadenza di Berlusconi non li priva solo del nemico inteso come esclusiva ragione di vita ma anche della ragione sociale della loro bottega. E che bottega! Non tutti se ne sono accorti ma accanto al bipolarismo politico destra-sinistra costruito intorno e contro il Cavaliere, se n’é pian piano formato uno parallelo, ben radicato ovunque, che ha finito per affratellare chi mangiava con e contro di lui. Che ne sarà ora di costoro? È probabile che a breve saranno costretti ad abbassare la saracinesca del loro spaccio e s’arrangeranno, non senza maledire quei pasticcioni del Pd e quei sempliciotti dei Cinquestelle che hanno preso talmente sul serio la vicenda della decadenza dell’Arcinemico da fare a gara a chi per primo arrivava ad infilargli le dita negli occhi dimenticando, però, che per gli indignati in servizio permanente effettivo rappresentava pur sempre una miniera d’oro. E poi dice che uno si butta con Renzi!
Pigi Battista ha quindi ragione da vendere. C’è tutto un mondo – gente ricca, famosa ed importante – che ora dovrà riposizionarsi e reinventarsi. Un po’ come capitò ai boss italo-americani all’indomani della fine del proibizionismo sugli alcolici negli Stati Uniti degli anni ’20. La differenza è che mentre i padrini sostituirono il whisky con la polvere di cocaina, gli “orfani del Caimano” difficilmente riusciranno a trovare un altro Nemico così remunerativo e generoso da spennare. Nulla di strano, dunque, se tra non molto li vedremo sfilare nelle strade invocando il ritorno del Cavaliere. A schiena dritta, ovviamente, e con gran dignità.